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Antichi rari gioielli a Mantova

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Mantova, città d’arte della Lombardia in Italia è sempre stata, fin da tempi antichi, un luogo che ha visto molte civiltà. Quando si parla di Mantova, si parla di un luogo ricco di storia e mitologia, un luogo dove sono passati tanti popoli lasciando le loro tracce e questo per il controllo dei percorsi mercantili fluviali collegati alla navigazione Po-Mincio estremamente importanti per il commercio da sempre. Mantova è l’unica città, intesa come museo urbano diffuso, presente sulla piattaforma Google Arts & Culture, con più di 1.000 opere digitalizzate, 40 mostre virtuali allestite in 8 differenti musei virtuali.

Vaghi di collana, pasta vitrea, VII secolo d.C.

Durante il primo millennio a.C. vediamo un enorme territorio di cui faceva parte anche l’attuale Mantova occupato dal popolo degli Eneti o Veneti un’etnia molto originale che creava degli artefatti tra cui gioielli di rara bellezza non immuni dall’influenza dei popoli vicini e non estranei a commerci che li arricchivano di avorio africano, Ambra del Baltico e materiali tardo micenei. Uno degli abitati Veneti è quello di Castellazzo della Garolda nel comune di Roncoferrato sorto su di un dosso, presso uno paleoalveo del Mincio tra l’ottavo e il settimo secolo a.C. poi subentrarono gli Etruschi. Qui sono stati trovati i resti di un uomo con un pregiato corredo: oltre a frecce, archi e scalpelli sono stati trovati un bracciale, un filo di perle attorno al capo e 900 perline bianche e nere che adornavano l’abito.

Ambra del Baltico, XI-X sec. d.C.
Perle vitree bianche e nere, VII secolo a.C.

La Tradizione vuole che la citta’, il cui nome deriva dalla divinita’ infernale Mantus o Manth, signore etrusco dei morti del pantheon tirreno, sia stata fondata dagli Etruschi nel VI secolo a.C. Altri miti invece vedono la fondazione della città legata a doppio filo con la storia della profetessa Manto figlia dell’indovino tebano Tiresia. Secondo questo mito greco Manto, fuggita da Tebe, si fermò, dopo lungo errare, nel territorio, allora completamente palustre, che oggi ospita la città e in questo luogo creò un lago con le sue lacrime.

Secondo la leggenda queste acque avevano la magica proprietà di conferire capacità profetiche a chi le beveva. Manto avrebbe incontrato e sposato la divinità fluviale Tybris (il Tevere) re dei Toscani, e il loro figlio Ocno (detto anche Bianore) avrebbe fondato una città sulle sponde del fiume Mincio chiamandola, in onore della madre, Mantua. Questa versione mitica della fondazione della città di Mantova è riportata nell’Eneide di Virgilio.

Perle del diadema, steatite, IV millennio a.C.

Fu scoperta nel 1914 una sontuosa sepoltura celtica di grande rilevanza conosciuta come “Tomba di Castiglione delle Stiviere”. Anche se incompleta e probabilmente con presenti più sepolture, è significativa per il numero rilevante di oggetti trovati al suo interno che indicano un profondo contatto con Etruschi e Veneti. Questa sepoltura contiene molti oggetti di uso quotidiano nell’aristocrazia celtica dei Cenomani ma anche armi militari e oggetti bellici.

L’arrivo dei romani la si vede intorno al III a.C. fino alla caduta dell’impero nel 476 d.C. poi seguirono una serie di invasioni barbariche fino al mille circa.

Perle vitree romane, III sec. a.C.
Collana in oro con pendente con cammeo in Agata zonata che raffigura la dea Minerva, seconda metà III secolo d.C.
Perle da collana, pasta di vetro, III secolo d.C.
Bracciali, fibule cruciformi in bronzo e argento, IV secolo d.C.

Nella necropoli di Sacca di Goito si evince sia dalla derivazione del nome stesso della città sia dai reperti la presenza del popolo dei Goti nel Mantovano nel V secolo d.C. e nello specifico: specchietti bronzei, fibule in argento, ceramiche dipinte e vetro romano.

Crocetta in lamina oro, VII secolo d.C.

I Longobardi arrivarono attorno al VII secolo d.C. Un sarcofago di età longobarda, presenti nel Museo Nazionale di Archeologia di Mantova, vede i resti di un uomo e una donna con un ricco corredo, probabilmente perché membri dell’aristocrazia longobarda. In particolare la donna aveva un’armilla in bronzo e l’uomo una cintura con guarnizioni in ferro ageminato e uno scramasax con puntale in bronzo.

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