Che ruolo avevano i gioielli nell’antico Egitto

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Fermo restando che di tre millenni di epoca faraonica solo una piccolissima parte dei gioielli è pervenuta fino a noi, gli studi dimostrano che questi venivano largamente indossati nel quotidiano sia da uomini sia da donne; ornamenti quali anelli, bracciali, cavigliere, collane, collari, fasce orizzontali utilizzate come scudi e orecchini.

A Saqqara, le tombe saccheggiate contenevano talmente tante collane di perle da aver dato la possibilità di mettere su un commercio locale di collane per turisti.

Da antichi testi ritrovati si evince che anche i depositi dei templi contenevano enormi quantità di gioielli e a noi è rimasta testimonianza grazie al deposito ritrovato vicino al Tempio di Dendera, rimasto tra quelli non saccheggiati.

Le statue degli dei all’ interno dei templi venivano adornate con abbondanza di gioielli che venivano rinnovati per ragioni di culto con un rito giornaliero, tutto ciò a titolo di protezione. Infatti i gioielli avevano una enorme importanza e venivano indossati per i più svariati motivi ma il motivo primo tra tutti era quello di munirsi di amuleti per proteggersi dalle misteriose forze ostili quindi l’antico egiziano adornava i punti vulnerabili del suo corpo come i polsi, il collo, le caviglie e la vita.

Le pietre preziose più usate erano la Corniola, l’Amazzonite, il Turchese e il Lapislazzulo che venivano forate per poter essere fissate nelle incastonature. Venivano usati altri materiali per dare forma alle collane come quarzo vetrificato, ceramica e steatite verde. Il metallo più usato era l’oro non solo per la sua lavorazione ma anche per il suo colore lucente che sembrava racchiudere lo splendore del sole.

Altri materiali usati non tanto per ornamento quanto più come amuleto, erano corna, zanne e artigli di animali feroci poiché gli antichi egiziani credevano avessero virtù magiche che potevano trasferirsi su chi li indossava.

Tra le conchiglie utilizzate per bracciali e cinture spicca la cipride per le sue labbra dentellate che richiamano un occhio socchiuso ed era ritenuto il miglior amuleto contro il malocchio. Nel tempo venne sostituita con l’occhio di Horus (wedjet), dio del cielo di cui si sono portati alla luce molti ornamenti.

Altri simboli contro la sventura sono il geroglifico Sa (una tenda di papiro arrotolato), il segno ankh (il laccio dei calzari), il segno tyet (la fibbia di una cintura) e il djed (un piccolo cilindro di foglie di papiro).

In tempi più recenti vennero largamente usati come soggetti negli ornamenti egizi gli amuleti a forma di glifo spesso completati da brevi epigrafi o voti augurali. Gli antichi egizi erano alla costante ricerca di propiziare la vita, il benessere e la resistenza e per questo ricercavano maniacalmente amuleti di ogni sorta; infine gli oggetti che rappresentavano divinità o animali sacri venivano usati per avere una immediata protezione degli dei.

All’interno delle tombe e in particolar modo tra gli ornamenti funerari indossati dalla mummia si voleva ottenere protezione in quanto ritenuta particolarmente vulnerabile.

È soltanto quando il gioiello assume carattere di ornamento che il suo aspetto artistico acquista un importanza non minore di quella del signicato di amuleto. Le corone vennero modellate con lo scopo di dare ai capelli una bella acconciatura, palline e conchiglie tintinnavano alle cinture per dare più fascino all’andatura, anelli, bracciali e cavigliere erano disegnati per migliorare un arto troppo sottile o troppo formoso e ai gioielli quotidiani venivano abbinati ghirlande di fiori freschi per aumentare la bellezza.

Da questi spunti floreali la gioielleria egiziana prese spunto per creare nuovi e articolati gioielli; una curiosità è che il termine egiziano per “gioielleria” ha sempre un riferimento ai fiori.

Ciononostante, come per ogni altra civiltà e cultura, anche per gli egiziani il gioiello serviva ad ostentare la ricchezza e il potere di chi li possedeva; un esempio lo troviamo scritto nel “lamento di Ipuwer” che descrive il periodo di rivoluzione sociale e di decadenza politica agli arbori del Medio Impero dove viene criticato il fatto che mentre le padrone delle case nobiliari fossero costrette a chiedere l’elemosina, di fatto le loro schiave portassero collane d’oro con Lapislazzuli e Ametiste.

Intorno al 2475 a.C. troviamo forse il più antico esempio di onorificenze che il faraone concedeva ai suoi cortigiani in segno di riconoscimento ufficiale, l’Ordine del Collare d’Oro ritrovato in una delle stanza del tesoro del tempio funerario di Sahure. Vari esempi di questo tipo di onorificenze sono presenti lungo tutti gli imperi egizi come la rinomata collana fatta di cerchietti d’oro (shebyu, oro dell’onore) concesse in particolari occasioni durante il nuovo impero. Si ritiene che le onorificenze venissero concesse tanto agli uomini che alle donne sempre però legate a distinzione di valore in ambito di combattimenti come l’Ordine della Mosca d’Oro di cui la regina Ahhotpe ne ricevette tre per aver chiamato a raccolta i tebani nella lotta contro l’egemonia di Hyksos proprio nel momento critico della battaglia.

I gioielli del faraone erano il minuzioso lavoro di artigiani specializzati in oreficeria che vivevano a corte. Il loro lavoro era incessante poiché si occupavano sia dei gioielli dei nobili di Corte ma anche di tutti quei gioielli distribuiti per onorificenza in occasioni particolari. Le mogli indossavano gioielli con inciso il nome del marito che li aveva loro donati. Un altro compito che avevano i gioielleri di corte fin dai primi anni del regno del faraone era di preparare in anticipo i gioielli funerari come equipaggiamento destinato ad accompagnarlo nel sepolcro.

Sono pervenuti fino a noi molti ornamenti per i giubilei del re nel quale evento gli alti ufficiali erano soliti donare gioielli alla famiglia reale per devozione. Fortunatamente sono state ben conservati sino ai nostri giorni molte pietre preziose intagliate per essere incastonate in bracciali d’oro, forgiati per la medesima cerimonia.

In epoca tarda oltre a uno scopo decorativo i gioielli ebbero anche uno scopo utilitario come i sigilli cilindrici in oro di grandi dimensioni o pietre dure montate in oro sulle quali era inciso il nome del re. Appartengono a questa categoria di gioielli utili anche particolari anelli pesanti, collane e ciondoli portati da alti ufficiali che dovevano agire in nome del Faraone, signore di alto rango e sacerdotesse a testimonianza della loro devozione alla dea Hathor o alle sue incarnazioni.

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