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Forme e soggetti degli ornamenti dell’Antica civiltà egiziana

Come abbiamo già detto in precedenza l’oro per gli antichi egiziani era un materiale tanto apprezzato poiché poteva essere lavorato con facilità e difficilmente si rovinava. Gli egizi erano abilissimi ricercatori d’oro e abili minatori, gran parte dell’oro fu trovata sotto forma metallica, come pepite splendenti nella sabbia e tra la ghiaia. D’altronde non è strano questo fatto perché nel mondo antico era risaputo che l’Egitto possedesse immensi depositi di oro.

L’oro degli egizi conteneva diverse impurità soprattutto di argento e questo diede ispirazione per creare nuove leghe come l’electrùm che era un misto di oro e argento oppure con altri materiali come la pirite che donava all’oro un riflesso rosato/violaceo perchè rilasciava l’ossido ferroso contenuto in esso, come negli ornamenti lavorati a traforo di Tutankhamon che appaiono di color rosa tipico del metallo trattato.

L’argento era più raro e quindi considerato più prezioso infatti negli equipaggiamenti funerari dei faraoni se ne è trovata poca traccia.

L’oro, l’electrùm e l’argento erano considerati metalli nobili adatti a incastonare pietre preziose come Corniola, Turchese, e Lapislazzulo. Il Lapislazzulo non era facile da reperire perché si trovava in Afghanistan e così col passare del tempo i gioiellieri egiziani presero a sperimentare varie tecniche per crearlo artificialmente come al tempo della IV Dinastia dove riuscirono ad ottenere un materiale di colore blu-cristallino, il cui colore era dovuto al tetrasilicato di calcio e rame. Tra le varie sperimentazioni spicca questa tecnica poiché questa sostanza, conosciuta come il “blu Egizio” o il ceruleo di Plinio, veniva esportata a Roma al tempo dell’Impero e usata per le pitture murali e artistiche in genere, per poi sparire dalla tavolozza degli artisti italiani solo alla fine del VII secolo d.C.

In mancanza della Turchese veniva spesso utilizzata l’Amazzonite soprattutto per piccole perline da infilare, durante il Medio Impero veniva indossato anche come amuleto.

Nonostante la Corniola fosse una pietra estremamente apprezzata per il suo colore rosso, gli antichi egiziani non disdegnavano di utilizzare qualsiasi pietra rossa trovassero purché facilmente lavorabile come Diaspro e Granato. Nello specifico il Granato si trova in natura in piccoli cristalli dodecaedrici facilmente forabili e trasformabili in perline; è stato sfruttato soprattutto nel Medio Impero per la sua abbondanza trovata nel Sinai.

Una pietra che fu sempre usata durante i tre Imperi Egizi ma che non fu mai troppo messa in evidenza, è l’Ametista, quasi esclusimante usata per perline e ciondoli, raramente per scarabei.

Altre pietre usate raramente furono il Diaspro, l’Ossidiana, il Calcedonio, il Cristallo di rocca e la Calcite.

Il berillo, soprattutto lo Smeraldo, non fu mai considerato se non nel Periodo Ellenistico durante il quale l’affascinante Cleopatra riuscì a collezionarne una quantità non indifferente.

Le riproduzioni di pietre preziose artificiali era un tipo di ornamento riservato solo al genere umano poiché tutto quello che rappresentava le divinità veniva sempre adornato con metalli e gemme pure, questo ci fa capire come l’uomo non fosse considerato all’altezza degli dei.

Il “cerchietto dei barcalioli” era il tipico gioiello per il capo indossato da uomini e donne di qualsiasi classe sociale. Appare come una ghirlanda intrecciata con piante d’acqua posta sulla fronte intorno ai capelli; nella sua forma rudimentale il suo utilizzo si rese necessario poiché nella Valle del Nilo soffiava il vento del nord e rischiava di scompigliare i capelli. Inizialmente questo cerchietto era costruito con materiale vegetale poi divenne una versione ornamentale in metallo più duratura che univa il bello all’utile, mentre i nobili avevano delle versioni più sofisticate con gemme preziose nella struttura in oro. Una ulteriore evoluzione fu il diadema per poi diventare la corona reale quando, con l’inserimento di un “uraeus”o un avvoltoio veniva indossato da re e regine. Le versioni usate dal popolo erano con fiori naturali, con perline o con un nastro che si annodava dietro la nuca e le cui estremità ricadevano libere sul collo.

Il cerchietto, unica corona posta sul capo di Tutankhamon dentro la sua bara, rappresenta una lavorazione estremamente avanzata di stilizzazione; la fascia stretta attorno alla testa porta dei tondi ridotti come borchie di Corniola e uraei attaccati ai nastri laterali.

Fu solo durante il Nuovo Impero che il cerchietto venne sostituito da un nastro, una fascia di lino rinforzata con foglie di papiro, fissata sul retro della nuca con fettucce e poteva essere ornata con foglie e fiori.

Come ornamento del capo dei bambini veniva fissato al cerchietto o ad una ciocca di capelli il “nekhau” ovvero un pendente a forma di pesce che era ritenuto un amuleto per proteggerli contro l’annegamento. Era fatto solitamente in Diaspro verde o Turchese e in alcuni casi la montatura è in oro. Altri gioielli per i bambini erano un cerchietto o un fermaglio portati per tenere in ordine i capelli, se ne ha testimonianza in tutti e tre gli Imperi Egiziani anche se la loro lavorazione più elaborata la ritroviamo solo nel Nuovo Impero dove sono molto più curati nei particolari.

Gli orecchini ad anello divennero di uso comune solo alla fine del Secondo Pediodo Intermedio, probabilmente per influenze straniere legate alla dominazione degli Hyksos. Gli orecchini erano composti da anelli che passavano attraverso dei fori praticati ai lobi delle orecchie, fori di un diametro notevole, visti gli orecchini che ci sono pervenuti! Erano fatti prevalentemente cerchi di pietra con dei fori per potervi attaccare dei pendenti, estremamente pesanti e ancora non si capisce come venissero fissati alle orecchie, si pensa che inseriti nei lobi delle orecchie fin dall’infanzia e poi sigillati.

Il più popolare tra gli stili usati per gli orecchini era composto da un certo numero di cerchi d’oro a sezione triangolare, cavi all’interno e saldati assieme. Questo era un genere di orecchino tipicamente femminile di cui ci e’ pervenuta larga testimonianza. Si pensa che l’uso degli orecchini fosse solo destinato alle donne sebbene dagli affreschi tra i bambini sembra non esserci distinzione di sorta.

Sono stati trovati esemplari a forma di fungo e lavorati in vari materiali come pietra, vetro, metallo e porcellana, la loro particolarità è l’essere infilati e portati orizzontalmente. Sculture di Nefertiti e Tiye le rappresentano con borchie alle orecchie come un tappo o un disco in metallo o porcellana con bordi scanalati.

Questo genere di orecchini spesso venivano lavorati a granuli e a filigrana probabilmente derivata dall’influenza asiatica e il loro peso poteva variare.

Sebbene i commerci con l’Asia e con l’India fossero fiorenti l’influenza di queste civiltà non attecchì lo stile dei gioielli egiziani nello specifico degli anelli inseriti alle narici, poiché questo uso lo si ammetteva solo per gli animali perchè ritenuto un ornamento inferiore.

I gioielli portati al collo sono l’evoluzione del pendente-amuleto, da qui ne derivano pettorali e collari in oro e pietre preziose. Popolari erano le collanine di perle in Corniola e Turchese contemporaneamente in grandi quantità ma non mancavano quelle in perline di porcellana o di conchiglie. Collane, girocolli, pettorali erano considerati accessori del vestito in particolare il “Grande Collare” era composto da perline cilindriche organizzate in file verticali in modo da comporre una decorazione semicircolare con le due estremità ricurve e la fila più bassa con perline a forma di goccia. Questa opera di gioielleria era composta in oro e pietre preziose ma anche in perle di porcellana o vetro. Tra questi il collare più noto è il collare a forma di falcone e quello di Tutankhamon raffigurante il Nekhebet. Quelle che sono nate come versioni più semplici evolsero in altre più elaborate, ad esempio al posto di perline cilindriche, nel corpo centrale del collare vengono applicate quelle fatte a geroglifici.

Tutti questi collari erano studiati per essere indossati con un contrappeso che scendeva dietro sul collo per bilanciare il peso; purtroppo di questi ce ne sono pervenuti pochi e prevalentemente in quelli nello stile funerario.

Un altro genere di collana utilizzata dagli antichi egizi è la cosiddetta “mozza fiato” che avvolgeva strettamente il collo fin sotto il mento agganciata con delle stringhe dietro il collo ma rimase in uso solo durante l’Antico Impero. L’importanza di questi ornamenti a pettorale aumenta quando diventa popolare l’amuleto dello scarabeo all’ inizio del Nuovo Impero. Lo scarabeo era scolpito su pietra verde e alcuni portavano incise magiche diciture per ottenere la salvezza all’Ultimo Giudizio poiché l’uso di questo pettorale era destinato al fine funerario.

Durante il Nuovo Impero si evidenziano dipinti di ancelle e giovani fanciulle nude che portano cinture intorno ai fianchi, cinture ornate di piccole conchiglie, perle di porcellana e vari materiali con gemme incastonate o infilate tipo l’Amazzonite e la Corniola. La cintura appartenente ad una regina aveva invece degli spaziatori che erano amuleti a forma di pesce. Per gli uomini la cintura indossata non aveva particolari ornamenti poiché il suo scopo era sostenere i kilts intorno alla vita.

Il termine braccialetto per gli antichi egiziani è estremamente riduttivo poiché i loro ornamenti coinvolgevano tutto il braccio e non solo il polso. Potevano essere sia flessibili che rigidi e solo nel Nuovo Impero ci fu una particolare attrazione per ogni forma di decorazione della parte superiore del braccio. I bracciali rigidi sono tratti da conchiglie o prototipi di avorio. Tali braccialetti venivano indossati solo dalle donne, sull’avambraccio a diversa altezza. Un braccialetto molto usato ad anello di sezione a croce inizialmente era creato in avorio, successivamente in porcellana e metallo e sembra che venissero utilizzati in coppia sulla parte superiore del braccio.

Un’elaborazione del semplice filo di perline portato sulla parte superiore del braccio è la cosidetta “fibbia con iscrizioni”, stile preferito dalle donne di famiglia reale. Vi sono gioielli ad intarsi raffiguranti glifi e simboli che formano un nome, un motto o una frase augurale e che venivano legati sulla parte superiore del braccio con una cordicella o con un laccio di piccole perline d’oro. Perline a forma di leoni sono molto solite essere usate per i bracciali usati sopra il gomito sia per le donne che per gli uomini mentre animali come gatti e sfingi realizzati in pietra preziosa o in oro erano tipici solo per le donne alla fine della Dodicesima Dinastia.

All’inizio del Nuovo Impero vennero creati i braccialetti flessibili per il polso e quelli rigidi, che consistono in due semicilindri di metallo uniti da cerniere, questi modelli erano realizzati in oro e caratterizzano gli ornamenti indossati dalle regine di Tuthmosi III, nonostante non mancassero altri generi di braccialetti arricchiti di pietre preziose in stile rigido. Anche qui durante il Nuovo Impero ogni decorazione e tecnica si affina arricchendo i gioielli di fini e particolari lavorazioni sia del metallo che delle pietre preziose.

Anche le gambe e le caviglie avevano le loro preziose decorazioni in oro e pietre preziose, flessibili o rigide, del tutto simili a quelle per le braccia ma di minor altezza. Si nota che le cavigliere furono usate solo durante il regno di Ramses. Le cavigliere venivano portate sopra il malleolo e fissate con lacci, erano soliti essere decorate con artigli oppure amuleti a bottone.

I primi scarabei furono portati come perlina infilati su di un filo ma poi prese larga usanza portali al dito infilati con un filo d’oro, qui nasce l’anello con sigillo. Ci sono pervenuti molti scarabei lavorati infilati, incastonati o inseriti a incastro con incisioni a scopo decorativo. Il filo d’oro divenne presto un solido cilindro dove incastonare la pietra e poi quello di appiattire le due estremità e di perforarle in modo da fissarvi un perno sul quale lo scarabeo potesse ruotare. Questi anelli con sigillo risalgono al Periodo di Amarna, quando contemporaneamente venivano realizzate versioni in porcellana a scopo di omaggio durante feste e cerimonie di corte.

Successivamente altri simboli vennero usati oltre allo scarabeo sugli anelli portati come amuleti. L’anello con il castone inciso come sigillo è un’invenzione egiziana che poi nei tempi si è evoluta per lavorazione e tecniche particolareggiate.

Infine anche alcuni specifici capi di vestiario venivano arricchiti di oro e pietre preziose ed anche in questo caso gli esemplari rinvenuti nella tomba di Tutankhamon ne sono rari esempi. Sono ancora molte le risposte che non abbiamo circa pochi esemplari di gioielli che ci sono pervenuti ma una cosa è sempre stata chiara fin dalle prime scoperte archeologiche in Egitto: gli egiziani avevano un occhio di riguardo per i gioielli e un gusto ineccepibile, non c’è da stupirsi che in epoca vittoriana fino ai nostri giorni lo stile egiziano sia sempre attuale e copiato.

Questo articolo ha 6 commenti.

  1. seo

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    1. Kyra

      Grazie per i tuoi preziosi commenti, amo l’entusiasmo con cui li scrivi. Scrivo da nove mesi ma ciò che mi motiva è scrivere di gioielli, la mia passione.

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