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Gioielli in ossa e avorio

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L’esigenza di ornare il corpo accompagna l’uomo fin dai tempi del Paleolitico Superiore. Vere e proprie forme d’arte, ornamenti personali, che avevano spesso una funzione di comunicazione simbolica in ambito magico-religioso. L’uomo viveva nelle caverne, non esistevano ancora l’agricoltura e l’allevamento ma aveva dato un ruolo di estrema importanza ai gioielli, inizialmente riferiti ad amuleti che raffiguravano prevalentemente gli animali con cui l’uomo aveva a che fare quotidianamente.

Avevano tale potere magico i ciondoli realizzati con l’avorio dei denti dei mammut oppure con conchiglie, zanne, denti e ossa di vari animali questo perché più facili da lavorare rispetto alla pietra ed egualmente duraturi. Secondo la credenza dei nostri antenati, indossare questi pendenti poteva fare la differenza tra la vita e la morte (amuleti di protezione o talismani propiziatori) e già da questi primi rudimentali gioielli, notiamo la prima distinzione in classi sociali.

I gioielli più antichi risalgono a ben 75.000 anni fa! I primi ornamenti della storia africana sono delle perle di conchiglie ritrovate in una grotta del Sud Africa. Gli accessori africani ancora oggi raccontano le tradizioni di popoli antichi: le cavigliere si indossano durante le danze rituali, le cinture di perline e le catene in vita sono protagoniste delle cerimonie nuziali, mentre gli ornamenti in conchiglie di ciprea si utilizzano ancora oggi come forma di pagamento.

La lavorazione delle pietre preziose come lucidatura, incisione e taglio la vediamo nel periodo Mesolitico mentre nel Neolitico vediamo l’utilizzo in gioielli ancora più elaborati come collane e bracciali di conchiglie che avevano la funzione magica di favorire la fertilità.

A partire dal IV millennio a.C., l’uomo iniziò progressivamente a lavorare con consapevolezza i metalli e a utilizzarli per una gioielleria sempre più evoluta e ricca di significati, prima l’oro, poi il rame, lo stagno e al tempo stesso il bronzo, e infine il ferro…

Troviamo l’utilizzo del metodo di fusione con l’osso di seppia in manufatti di popolazioni confinanti con il mare, come tutta l’area del Mediterraneo. Ai nostri tempi è una tecnica soppiantata dalla rapida ed economica “microfusione a cera persa”, ma si ricrea con quest’ultima il vibrato sulla superficie del metallo in maniera artificiale, perché le sfumature che riesce a trasmettere, i cambi di luce e le onde tipiche dell’osso di seppia sono davvero particolari e danno un tocco di luce al gioiello davvero unico nel suo genere.

Quindi nei tempi antichi non si sprecava niente, tutto ciò che si trovava in natura o gli scarti degli animali che venivano cacciati per sfamare la tribù, venivano riciclati in ornamenti o attrezzi. Ma non solo: tra il 1949 e il 1963 nella Grotte du Renne ad Arcy-sur-Cure, nella Francia centrale, furono riportati alla luce alcune perline ricavate da denti animali, conchiglie e avorio, insieme a utensili in osso finemente lavorati. Analizzati i reperti la datazione li fece risalire a circa 40 mila anni fa, l’epoca di transizione e contatto tra Neanderthal e sapiens in Europa. La stratificazione degli oggetti suggeriva fossero di fattura neanderthaliana, gli scienziati dell’Università di York (Inghilterra) sono allora ricorsi a un nuovo metodo di analisi degli strumenti d’osso, basato sulle proteine presenti nei reperti. Incredibile, ossa umane! Erano appartenute a un bambino Neanderthal ancora allattato al seno, vissuto nella stessa epoca di datazione dei gioielli.

La spiegazione più semplice è, quindi, che siano stati proprio i Neanderthal a creare i manufatti. Anche se nulla esclude che possano averli ideati copiando i movimenti dei sapiens o imitando doni da essi ricevuti, parliamo comunque di Paleolitico. Troviamo quindi anche in questo periodo un profondo significato degli ornamenti, ricordiamo che tenersi addosso anche come ornamento una parte della persona amata è un’usanza mai tramontata e usatissima soprattutto in epoca vittoriana.

Mentre in Europa il suo utilizzo cominciò in tempi che si perdono nella storia, in Giappone l’avorio e il suo utilizzo arriva molto tardi, gli oggetti precedenti il XVII secolo sono tutti stati importati. La prima zanna di avorio venne offerta dagli olandesi allo Shogun Hidetana all’inizio del XVII secolo. Da qui per imitazione cominciò l’arte della lavorazione di questo materiale che prima di allora non veniva considerato. Molte sono le origini dei materiale chiamato avorio, il più pregato è quello d’elefante ma si possono trovare manufatti in avorio di mammut o avorio di tricheco.

I manufatti in osso/avorio si sono diffusi in ogni settore sia del quotidiano, sia della decorazione sia dell’ornamento un po’ in tutta l’Asia. Senza dilungarsi troppo diffusi sono i Netsuke, statuine in avorio raffigurante varie figure umane, animali e varie che spesso troviamo anche in pendenti e orecchini. Alcune curiosità:

  • In Giappone era comune rappresentare gli stranieri con della cacciagione perchè non si usava mangiare la carne mentre era comune in occidente, rendendola cosi agli occhi dei giapponesi una caratteristica degli ijin ovvero“gente diversa”.
  • In Cina invece l’iconografia della zucca la cui pronuncia del termine “zucca” è simile a quella del termine “felicità e buona fortuna”. In particolare la varietà di zucca che, come in questo caso, ha la forma di una bottiglia, ha un ulteriore significato suona come “pace”. La zucca inoltre contiene molti semi, ed essendo una pianta rampicante viene spesso associata all’idea di una una numerosa discendenza.

I gioielli in stile tribale, detti anche gioielli etnici, sono tra gli ornamenti mai tramontati dall’antichità ad oggi.

In Inghilterra nel 2005 è scoppiata una nuova moda: gli innamorati possono donare alla persona del cuore una parte del proprio corpo…già, è il risultato di un progetto di ricerca finanziato dal governo inglese per sensibilizzare il grande pubblico sulle potenzialità dell’ingegneria dei tessuti.
Le coppie dovranno donarsi reciprocamente alcune cellule ossee che, opportunamente trattate, verranno poste in coltura su uno speciale sostegno di bio ceramica a forma di anello che si dissolverà una volta completato il processo di colonizzazione. Poi, verrà passato nelle mani di due gioielleri del Royal College of Art di Londra, che decideranno assieme ai due innamorati il tipo di anello da realizzare. Un’unica condizione alla realizzazione di questi gioielli: l’approvazione etica alla loro realizzazione verrà concessa solo se le cellule ossee verranno prelevate durante interventi chirurgici già previsti e necessari.

Fortunatamente al giorno d’oggi si può evitare la crudeltà sugli animali utilizzando l’avorio vegetale, guardate il mio articolo a riguardo.

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