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I gioielli antichi dei Fenici

Il popolo dei Fenici aveva un fiorente artigianato molto sviluppato e molto articolato infatti si può parlare di una vera e propria arte fiorente che ha sempre caratterizzato questa civiltà sopratutto nel commercio dei metalli preziosi del Mediterraneo.

Le tecniche e l’alta specializzazione in questo settore cominciò ancora prima dei Fenici nell’area siro-palestinese.

Tra la documentazione che ci è pervenuta, significativa è quella di Biblo (III e II millennio a.C.) dove vengono descritti pettorali e medaglioni d’oro lavorati a sbalzo e a smalto (cloisonnè) dove si evidenziano influenze egiziane sia di epoca prefenicia che in quella fenicia.

Tutto ciò che riguarda la gioielleria fenicia è impregnata di conservatorismo che però riguarda sia gli esemplari prodotti in Oriente sia quelli d’Occidente rendendo così difficile la distinzione e la loro precisa datazione.

Tutti i gioielli Fenici sono per lo più in oro, qualcosa si faceva anche in argento ma il suo ossidamento e deperibilità ne ha reso difficile la documentazione archeologica.

Altri materiali usati sono pietre preziose, bronzo e vetro policromo: questi ultimi soprattutto per comporre perle per realizzare bracciali e collane. Influenzata dalle altre civiltà dell’epoca caratteristiche erano le tecniche della lavorazione del metallo a sbalzo, la granulazione e la filigrana.

I motivi scelti come tematiche nei gioielli hanno valore magico-religioso di influenza egiziana con qualche riferimento prefenicio. Tra i temi usati riportiamo il fiore di loto, la rosetta, gli scarabei, i falchi, le sfingi, i leoni e i grifoni anche se non mancano motivi geometrici; l’unica figura umana presa in considerazione è quella femminile come simbolo di fecondità.

Nei secoli VII e VI a.C. gli orecchini fatti in oro ad anello erano più sottili nella parte superiori e più grossi nella parte inferiore dove si poteva trovare un simbolo particolare o un pendente mentre quelli prodotti in argento avevano la forma di una sanguisuga o bastoncello allungato e pendente a cestello. Quelli prodotti a croce ansata presentano i bracci stretti ed equilateri ricordando il noto simbolo egiziano della vita (ankh). Il cartouche è un anello con castone ad angoli arrotondati che richiama la forma del cartiglio egiziano dove effettivamente troviamo incisioni in stile.

Le popolazioni di Cipro di origine fenicia che troviamo nel II millennio e nel I millennio sono di origine fenicia ed in effetti la loro gioielleria ha le radici tipiche della madrepatria ma con influenze dell’Occidente per quanto riguarda motivi e forme tipiche caratteristiche del mondo delle colonie. Troviamo molti orecchini con pendente a forma di chiodo rovesciato dalla testa arrotondata ovvero minuscoli grani saldati a grappolo e attaccati alla base del corpo a bastoncello ingrossato, altri conti pendenti a forma di protome femminile o disco con umbone centrale oppure fiore di loto o ancora a forma di palmetta.

Nelle tombe di Cartagine risalenti al secolo VII troviamo numerosi gioielli di provenienza indicativa ma di valore magico-religioso tipico. Molte le documentazioni che riportano l’uso di orecchini con pendenti a goccia allungata. I bracciali caratterizzati a lamine sbalzate con scarabei alati e palmette, gli anelli con tipico castone rettangolare girevole con o senza angoli arrotondati dove troviamo incise scene complesse a lettura orizzontale di influsso egiziano. Nelle collane troviamo una ampia gamma di combinazioni multiformi in oro e pietre preziose, sopratutto in Corniola e in vetro policromo. Tipici sono i pendenti ad arco centinato correlate senza dubbio alla stele, una ricca sintassi decorativa densa di effetti luminosi dove vediamo applicate diverse tecniche.

Tra i numerosi reperti troviamo spesso motivi legati alla luna a disco con pietre preziose incastonate nell’oro o con le punte rivolte verso il basso; altri temi sono l’occhio ugat e il cuore ib realizzati in oro che vediamo spesso anche negli amuleti. Troviamo spesso nei pendenti una caratteristica lamina circolare decorata da una fascetta bombata con iscrizione incisa, molto usata a Cartagine nel IX secolo. Durante l’affermazione politica di Cartagine sul Mediterraneo Occidentale troviamo in voga gli astucci porta amuleti a protome di animale divino tipico egiziano lavorati in oro e argento. Di seguito in epoca più tarda troviamo la loro produzione più standardizzata perdendo ogni caratteristica fenicia.

Molti gioielli in stile sono stati trovati a Malta, in Sicilia e in Sardegna prevalentemente in argento che aggiungono un paio di nuovi simboli quali il “segno di Tanit” e il “amphoriskos”.

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