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I gioielli antichi d’oro dei Celti

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Archeologi e storici usano il termine “celtico” per riferirsi alla cultura europea dell’età del ferro che inizia all’incirca nel 1000 a.C. e termina intorno alla conquista romana.

Il deposito di torquis e bracciali d’oro di Erstfeld (Uri) fine del V- inizio del IV secolo a.C. Zurigo

Oggi voglio parlarvi della loro arte del gioiello, usi costumi e influenze, la base di quello che è oggi il nostro gioiello. A portare monili non erano solo le donne ma erano graditi anche agli uomini i quali ne facevano gran sfoggio.

L’argento come metallo è poco usato dalle tribù celtiche ma per ovvi motivi, l’oro era molto più facile da reperire, nei territori occupati ve n’era in grandi quantità. Non serviva scavare nelle miniere o faticare per estrarlo poiché dai monti si staccavano blocchi a schegge che i corsi d’acqua portavano nei terreni a valle consentendo ai Celti semplicemente di raccoglierli. I pezzi raccolti venivano puliti da terra e rocce e così avevano enormi quantitativi da usare per i loro ornamenti.

Gli uomini amavano vestirsi di monili, dava loro un’immagine di potere e ricchezza tanto che anche le armi venivano dovutamente placcate prevalentemente in oro ma anche in stagno, rame, elettro e argento. Anche il bronzo veniva largamente usato per ornamenti, armi, recipienti e accessori per carri. Le gemme erano poco usate, questo si intuisce dei ritrovamenti mentre l’uso di metalli era largamente diffuso.

Le tecniche utilizzate per la trasformazione dei metalli da grezzi a lavorati implicavano vari metodi: la martellatura, lo sbalzo, la fusione in stampi e quella a cera perduta. Una volta lavorato un oggetto veniva sottoposto a ulteriori metodologie per migliorarne la lavorazione: cesellatura, punzonatura, incisione a bulino, punteggiatura con punteruolo, sbalzo e arabescatura infine completavano l’opera con smaltatura, stagnatura e argentatura.

Le tecniche che venivano usate dai popoli delle coste del Mediterraneo e che mancano nella tradizione celtica sono granulazione e filigrana.

Ricca è la gamma degli ornamenti: prevalgono le fibule prettamente portate dalle donne per fissare le vesti sulle spalle e sul petto e la loro fattezza e stile ci consente di distinguere temporalmente l’epoca di appartenenza; fasce ornate da placche d’oro e bronzo, una sorta di catene-cinture finemente smaltate: anelli, bracciali, orecchini, pettorali, cavigliere e, molto usato, il collare detto torquis. Questo particolare oggetto è un semplice anello da collo oppure da braccio. Gli esemplari ritrovati vanno da semplici anelli di ferro non decorati, a elaborate versioni in oro intrecciato con terminali fusi e decorati alle due estremità con forme particolari, di animali o simboliche. Uno dei più famosi è lo Snettisham Great torq, ritrovato nel 1950 a Snettisham nel Norfolk. Torchi o collari sono associati con prestigio nella cultura celtica; re e dèi li indosserebbero. Il collare e il resto del fusto sono tra i migliori esempi di gioielleria La Tène e gioielli celtici in oro, argento e bronzo. La maggior parte dell’arte celtica che riconosciamo di questo periodo è del periodo La Tène (circa dal V al I secolo a.C.), dal nome del sito archeologico in Svizzera dove sono stati scoperti migliaia di manufatti di questi secoli dopo che il livello dell’acqua di un lago è sceso nel 1857. Erano indossati specialmente dalle donne per indicare il clan di appartenenza.

I temi riportati sugli ornamenti sono umani e vegetali stilizzati in forme geometriche. Mentre nel mondo greco-romano trionfa la bellezza classica, qui prevale la dissoluzione della forma organica: volti umani che si trasformano in sagome irreali, animali che diventano complicate forme geometriche, morbidità e curve si trasformano in astrazione rigida.

I gioielli celtici sono ricchi di tradizione, ma è la storia dei simboli celtici che vengono utilizzati nel crearli che rende questi pezzi così speciali. Quando i Celti raggiunsero l’Irlanda, nel 300 a.C. circa, l’astrattismo continua a imperare in forme e simboli come la spirale tripla o i famosi nodi celtici. I nodi, da quel momento, abbondano nella tradizione celtica e ad un attento esame del disegno del nodo, si capisce che esso non ha mai un inizio o una fine. La sua particolarità è che si avvolge semplicemente su se stesso continuamente. I torcoli sono forse un simbolo di stato e i materiali si fondono, visto che la cultura irlandese era esperta nella lavorazione del ferro. Un esempio di un pezzo celebre di gioielli celtici dall’Irlanda è il collare di Broighter, un torcello che è stato trovato con il Broarder Hoard, che comprendeva anche altri pezzi di gioielleria, realizzato in oro e decorato con un motivo geometrico curvo, è un pezzo tipico dell’arte celtica di quell’epoca.

L’Irlanda è ricchissima di leggende e tradizioni e tramandarle è una caratteristica fissa di questo popolo, così molte di queste sono state ricordate come simboli incorporati dentro i gioielli e tramandate di generazione in generazione.

Intorno al 600 dC, il cristianesimo cominciò a superare in Irlanda. Credenze religiose mescolate con l’arte celtica e irlandese, producendo un nuovo stile noto come arte insulare. L’arte insulare è famosa per i suoi manoscritti illuminati, il libro di Kells è il più notevole esempio. L’arte isolana mantenne lo stile geometrico, intrecciato che era presente in arte di La Tène.

Molte spille sono state fatte durante questo periodo di tempo. Il Brooch di Tara è particolarmente impressionante, realizzato in argento dorato e decorato con filigrana e interlacciata.

Mentre i gioielli rimasero un simbolo di stato, spesso furono infusi con elementi cristiani, come i nomi degli apostoli sul calice Ardagh, dando particolare prestigio e significato ad alcuni pezzi.

By Ealdgyth (Own work), CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11047209

L’influenza cristiana ha portato anche a croci, molto comuni intorno al IX secolo. La Croce di Cong è un esempio delle eccellenti abilità d’oro degli artisti celtici.

Il cristianesimo, infatti, non ha mai inventato nulla, ma ha preso tutto dalla cultura pagana precedente, rimaneggiandola in ottica cristiana per sostituirla. È il caso dei quadrifogli che sono stati a lungo usati come simbolo della Trinità cristiana. Le leggende affermano che San Patrizio ne raccolse uno da terra e lo usò per insegnare agli irlandesi la natura trina di Padre, Figlio e Spirito Santo.

In realtà, molto probabilmente, il trifoglio ed il quadrifoglio avevano già prima un importante ruolo nella cultura celtica irlandese.

Vedremo su un altro articolo il significato dei simboli più usati.

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