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I gioielli degli Unni

Oggi vi parlo di come quel popolo barbaro che tenne testa all’Impero Romano non fosse solo selvaggio e distruttivo ma avesse anche una cultura del gioiello che lo estranea dalle descrizioni che ci sono pervenute.

Gli Unni, popolo guerriero nomade che proveniva dalla Siberia meridionale, fece la sua comparsa in Europa con saccheggi, morte e distruzione verso il IV sec. d.C. Con il suo leader Attila formarono un impero nomade senza precedenti per i tempi.

Lo Storico romano Ammiano Marcellino descrive, nel IV secolo, questo popolo come rozzo ed incivile in contrapposizione coi civilizzati romani, a differenza dello storico del V secolo Prisco di Panion che visitò la corte di Attila e ne fa una descrizione più attendibile e positiva.

Avevano le loro tradizioni e il loro gusto del “bello” come l’usanza di appiattirsi artificialmente la zona frontale del cranio. La natura nomade della società unna ha reso difficoltoso il recupero archeologico dei loro artefatti che risultano attualmente scarsi, 200 sepolture unniche scoperte nel 1945 da cui sono state ricavate oggetti di cultura unna e dove è evidente l’influenza dell’artigianato dei loro sudditi germanici in bardature di ferro per i loro cavalli, cuffie e caftani trapuntati. Ammiano riferisce che indossavano abiti di lino o cotta di maglia o pellicce di marmotta e gambali in pelle di capra decorati con placche d’oro e perline di vetro colorate. L’armatura lamellare degli Unni non è stata trovata in Europa, sebbene due frammenti di probabile origine unna siano stati trovati nell’Ob superiore e nel Kazakistan occidentale risalenti al III-IV secolo.

Gli Unni non erano fabbri molto abili, i calderoni trovati utilizzati per cucinare erano in rame di scarsa qualità, sono di varie forme e talvolta si trovano insieme a vasi di origine varia.

Dalle antiche testimonianze viene riportato che gli Unni avessero spade di ferro ma sembra improbabile visto la scarsa pratica metallurgica, invece sembra attendibile che l’usanza di questo popolo è di indossare diademi riccamente decorati, dorati o placcati d’oro con scaglie e pietre rosse incastonate, come Granati, Corniole o vetri colorati (tra i ritrovamenti se ne distinguono sei pezzi autentici). Si ritiene che le donne unne indossassero collane e braccialetti di perline di vari materiali infatti pochi sanno che l’usanza di incastonare le pietre preziose in gioielli ma soprattutto su armi, proviene proprio da questo popolo.

Sebbene si trattasse di un popolo nomade, la società era divisa in classi e gli aristocratici amavano adornarsi di gioielli d’oro massiccio e in argento, perle indiane e tessuti di seta (ci è pervenuta testimonianza che la tenda di Attila fosse tutta di seta), in parte questi oggetti provenivano dai saccheggi e dai bottini di guerra ma in parte provenivano da regolari scambi commerciali. Si considerino poi i tributi che i popoli dei tempi pagavano agli Unni per non essere attaccati come nel 440 d.C. quando Attila non attaccò i romani in cambio del tributo annuale di 318 chilogrammi (700 libbre) di oro.

Tra i sepolcri rinvenuti quelli che possono dirci qualcosa in più di questo popolo sono quelli dei territori più a nord dove il congelamento ha avuto un ruolo importante nella conservazione in toto dei reperti. Il più ricco dei luoghi di sepoltura scavati è quello di Noin Ula, a nord di Ulaanbaatar, sul fiume Selenge. Il carattere nobiliare dei morti è evidente dalla sepoltura, troviamo numerosi cavalli e l’arredamento della tomba mostra una notevole eleganza e gusto. Probabilmente la tomba è stata fatta per un principe che ebbe contatti con la Cina dal momento che la sua bara sembrerebbe stata fatta per lui in quel luogo e alcuni dei reperti rinvenuti (una tazza di lacca incisa con il nome del suo creatore cinese e datato 5 settembre del 13 d.C., ora nel Museo Statale Ermitage), la sua bardatura da cavallo riccamente decorata (la sella è stata rivestita in pelle filettata con lana nera e rossa tagliata in modo da somigliare velluto) e i tessuti magnifici includono un tappeto di lana rivestita con pelle sottile.

Interessante è stato un ritrovamento del 2016 dove gli archeologi hanno annunciato la scoperta di un complesso di pietra di 1.500 anni in Kazakhstan, costruito dagli Unni. Siamo sulla costa orientale del Mar Caspio e il sito comprende diverse pietre tra le quali le più piccole del sito misurano 4,2 metri per 4,2 metri e le più grandi raggiungono i 34 metri. Neanche a parlarne le sculture di creature e armi adornano pietre selezionate ma oltre a queste pietre sono stati rinvenuti altri oggetti come una sella d’argento ammantata di immagini di cervi, cinghiali e misteriose “bestie da preda”.

Gli Unni col tempo e con le conquiste apprendevano i costumi e le tecniche dei popoli assoggettati e questo rende ancora più difficile autenticare i reperti archeologici come prodotti da questo popolo.

Nel 2014, il Ministero della Cultura del Kirghizistan ha annunciato che era stato venduto da Sotheby’s un collare d’oro Hunnic del V secolo intrecciata con vetro e granati intorno, un artefatto di alto livello con terminali a testa di drago, che era stato prelevato illegalmente dal paese. Questo tipo di gioielli sono molto rari e fanno parte della storia dell’arte orafa di questo popolo, nel particolare gli Unni introdussero collane e torce con testa di drago e bestia con la loro espansione ad ovest. Gli Unni col tempo divennero maestri orafi. Tuttavia, le pietre preziose da loro usate erano pietre importate e pretagliate.

La caratteristica nomade di questo popolo li rende molto ricchi dal punto di vista culturale, la sua capacità di assorbire come una spugna le usanze e le tecniche dei popoli coi quali venivano in contatto li rende estremamente ricettivi e intelligenti, caratteristiche che non possono mancare visto le strategie militari messe in atto per erigere un impero di enormi proporzioni quale fu il loro.

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