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I gioielli dei romani

Il periodo che vede fiorire quella moda che poi si tramanderà nei secoli come simboli della Roma antica sono i primi due secoli dopo Cristo.

Le donne romane, soprattutto quelle più abbienti, amavano ricoprirsi di gioielli. Quelli che andavano per la maggiore erano gli Smeraldi, le Perle dall’India e l’Ambra del Baltico.

Gli orecchini, inaures, erano il primo degli ornamenti femminili, che possono essere indossati fin dall’infanzia. Li portavano tutte le bambine, povere o ricche che fossero. I bracciali più usati erano quelli a forma di serpente, simbolo di evoluzione e rinnovamento, un talismano. Poi c’era il bracciale buccola in oro, argento, rame o bronzo e decorata con pasta di vetro o pietre preziose, con attaccati gingilli o conchiglie. Le acconciature e le parrucche erano estremamente importanti per sfoggiare eleganza e ricchezza e non mancano i fermagli per fissare le acconciature. Forcine in oro, argento, avorio ed osso le cui estremità erano intagliate con figure varie, tra cui spiccava una testa di donna che spesso riproduceva le sembianze di un’imperatrice a cui si voleva assomigliare nello stile.

Le donne prossime al matrimonio o maritate portano un anello al dito anulare della mano sinistra prima in simbolo di fidanzamento e poi come simbolo nuziale. Interessante che lo scrittore Aulo Gellio (125 – 180 d.C.) spiega che quando si apre un corpo umano si vede un nervo sottile che unisce l’anulare al cuore. E questo ci riporta ai simbolismi e ai rituali magici a cui sono legati i gioielli antichi.

La tecnica più usata per creare gioielli e modellare i metalli dove poi venivano incastonate le pietre è la fusione in terra. Questa consisteva nel colare il metallo fuso in uno stampo fatto di una terra speciale, un impasto di sabbia silicea, argilla e acqua, che una volta cotto veniva rotto per estrarre il pezzo del gioiello sagomato. C’erano altre tecniche che venivano usate come la fusione a cera persa per ottenere un pezzo a tutto tondo o cesello e sbalzo tra i metodi più raffinati e difficili dell’oreficeria romana.

I bambini romani indossavano la bulla aurea, un ciondolo rotondo in oro che serviva da amuleto, veniva indossata da maschietti e femminucce, e in origine almeno, non era un porta fortuna ma il segno della sacralità dei bambini, chi osava far loro del male sarebbe stato condannato a morte.


Ogni bambina portava al dito mignolo un anello d’oro, e alle orecchie altri due cerchi d’oro. Per quanto poveri un filo sottile di oro potevano indossarlo soprattutto trasmetterlo da madre a figlia.

Vediamo qualche ornamento tipico romano:

  • La Gemma Augustea: conservata presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna si tratta di un pendente di onice intagliato. È un cammeo in onice arabo con basso rilievo, un oggetto posseduto da un membro della famiglia imperiale della dinastia giulio-claudia. È rappresentato Augusto attorniato da altre divinità considerate sue pari, seduto in trono, l’imperatore ha il capo cinto da una corona di foglie di quercia, onorificenza donatagli per aver salvato molte vite romane. Nella parte inferiore dei soldati romani sollevano un trofeo che simboleggia una vittoria.
  • Collare da schiavo: i collari da schiavi venivano messi al collo di quegli schiavi che scappavano e avevano una scritta dove si leggeva il nome del padrone e si avvertiva della tendenza a fuggire di questo.
  • Medaglie: la società romana era in stile militare e per mantenere la disciplina ci si basava su castighi o ricompense. Le medaglie fanno parte delle ricompense e sono dei dischi detti phalerae di bronzo rivestite di argento con incise figure di divinità e animali mitologici. Erano motivo di sfoggio durante le parate e nelle lapidi venivano scolpiti o ritratti.
  • Corone: facevano parte dei premi ovvero dei riconoscimenti per le azioni compiute durante la battaglia. La corona muralis era data al primo soldato che assaliva le mura del nemico, la corona civica con motivi floreali, era data a chi salvava la vita ad un concittadino e infine la corona obsidionalis in vetro che veniva concessa a quel generale che riusciva a salvare il proprio esercito da un assedio.

Dai un’occhiata al mio articolo sui ritrovamenti di Mantova, una città che racchiude il tesoro di molti popoli compresi dei romani.

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