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I gioielli delle civiltà mesopotamiche

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Nella storia si sottolinea sempre come la Mesopotamia sia la culla della civiltà, tutto ebbe inizio da qui, lo sviluppo della tecnologia, l’agricoltura intensiva, la matematica, l’urbanesimo tipico di una società stanziale dal 3000 al 539 a.C. Molte le civiltà che si sono succedute hanno mantenuto gli usi e costumi delle popolazioni assoggettate responsabili di molte innovazioni che hanno influenzato i decenni a venire.

Per quanto riguarda i gioielli sia gli uomini, le donne che i bambini appartenenti a qualsiasi classe sociale, si adornavano con monili come braccialetti, anelli a filigrana, amuleti, sigilli, collane, orecchini a doppio crescente e copricapi che riprendevano soggetti e simbolismi quali croci, rosette, ramoscelli, grappoli, spirali, foglie e falci di luna che poi ritroviamo come motivi ripetuti nell’arte e nell’architettura. Non mancano rappresentazioni umane o divine e mitiche tra gemme incastonate soprattutto nelle collane, spesso a filo multiplo, come Lapislazzuli, Corniola, Diaspro, Electrum (Ambra), Onice, Sardonica e Agata. Il Lapislazzulo nello specifico era considerato più prezioso dell’oro. Abilità e perfezione distinguono il taglio e la perforazione delle pietre: a cilindro, a botticella, a melone baccellato; per non parlare delle incisioni cospique nei gioielli che sono stati ritrovati. Speciale il loro gusto nell’abbinamento policromico delle pietre.

Siccome la Mesopotamia si estendeva su un territorio molto vasto, quando guardiamo ai loro gioielli ci meravigliamo soprattutto del contributo dei Sumeri. Grazie ai particolari corredi funebri recuperati nella Necropoli Reale di Ur (Sumer, parte meridionale dell’Iraq) sappiamo che i mesopotamici erano abili lavoratori dei metalli, rame e bronzo sono i metalli che vantano metodi di lavorazione all’avanguardia ma nello specifico dei gioielli non manca la peculiare lavorazione dell’oro a sbalzi e a granulazione.

Gli argentieri non potevano permettersi le strutture e i materiali necessari all’attività, quindi lavoravano in corporazioni controllate dal governo e i materiali che gli venivano forniti li portarono a innovazioni rivoluzionarie nelle tecniche di lavorazione dei metalli preziosi. I gioiellieri-artisti erano in grado di forgiare gioielli di rara raffinatezza, nello specifico il Re, quale emblema del suo stato, indossava un collare con i simboli delle principali divinità. Per conto del British Museum e del Philadelphia University Museum, una spedizione di scavi, portò alla luce, tra il 1922 e il 1934, gli splendidi tesori dell’arte sumera risalenti al Periodo Protodinastico e cioè a ben 4500 anni fa.

Una costante di queste civiltà che si sono succedute nei territori mesopotamici è il fatto di supportare le vesti non con spilloni ma con cinture e cordoni sebbene i gioielli facessero parte dei costumi e della quotidianità.

I manufatti in buona parte costituiti da sublimi ed esemplari gioielli e suppellettili di grande pregio artistico, sono ora custoditi in parte nel British Museum di Londra e nel Penn Museum di Phipadelphia e, in parte in Iraq. Qui, in seguito ai noti eventi bellici, furono prima trafugati e poi in parte ritrovati.

I gioielli che sono stati ritrovati e preservati sono l’eredità della Mesopotamia perché ci hanno dato molte informazioni su società, cultura e stile di vita di questo popolo. La scarsità di materie prime sviluppò gli scambi con le popolazioni vicine (Egitto, Anatolia, Persia e perfino legni esotici dall’India) dalle quali spesso importavano gioielli finiti. Nello specifico i metalli giungevano nel paese di Sumer dalle montagne dell’Iran e dell’Anatolia, i Lapislazzuli, simbolo di bellezza ed emblema del potere divino, dall’Afghanistan, la Corniola venata di bianco dalla valle dell’Indo. Uno degli oggetti decorativi più popolari fu il sigillo cilindrico a base di Diaspro, Serpentino, Calcedonio o pietra ollare e veniva usato come sigillo per la spedizione di mercanzie. Così il fiorente sviluppo economico centrato sui gioielli, cominciò a dividere il popolo in classi e di conseguenza l’esigenza di distinguersi attraverso monili sempre più elaborati.

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