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I gioielli di epoca Art de’co

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L’Art De’co (1925 – 1940) riguarda un periodo di rinascita, dopo la prima guerra mondiale si ha un ritorno alla vita che si manifesta in voglia di creatività e gioia di vivere.

Tutto ciò che riguardava la guerra e il passato doveva essere messo da parte per ripartire con una nuova realtà, parola d’ordine “libertà di espressione”.

Con la guerra molte donne hanno sostituito gli uomini nell’ambito del lavoro e finita la guerra molte di loro rimasera in questi ruoli. La figura femminile cambia totalmente, le donne ora sono forti ed emancipate, i vestiti diventano corti e pratici e le pompose acconciature si riducono a sportivi tagli di capelli. Anche le mode cambiano ed anche i loro accessori. I pantaloni diventano simbolo della donna emancipata e usati prevalentemente di giorno, la sera la donna torna sensuale con abiti femminili, è la prima volta che la moda femminile da giorno differenzia in modo così netto da quella da sera.

Lo stile dei gioielli diventa più geometrico e lineare in una esplosione vivace di colori primari.

Il bisogno di abbinare necessariamente il gioiello al vestito in modo da creare una completezza che si allontana dal mero ostentamento di ricchezza che era stata fino a fine 1800.

Per questo motivo molte donne fecero confezionare vestiti in base ai gioielli che avrebbero indossato. Altre usavano vestiti estremamente succinti e paradossalmente si coprivano di gioielli: molti bracciali erano indossati sullo stesso braccio lasciato nudo dagli abiti da sera.

Le audaci scollature sulla schiena fecero sì che le collane e sautoirs venissero indossati al contrario per riempirle. In alternativa furono create collane impreziosite sulla nuca con fermezze decorate da pendenti. Di sera, l’ ornamento per acconciatura più di moda era il bandeau interamente montato con pietre preziose o realizzato in tessuto e decorato con una fibbia o una fermezza in pietre preziose. Un solo gioiello divenne essenziale per far fronte alla nuova vita dinamica ed emancipata: l’orologio! Un rigore da indossare sia di giorno che di notte. Preziosi orologi da sera tempestati di gemme fornirono ai gioiellieri un nuovo campo in cui esercitare la loro immaginazione e la loro creatività.

I gioielli divennero produzioni vari e ricche, si adattano alla donna che li indossa evidenziandone la personalità, di influenza orientale e del Sud America.

Queste qualità divennero l’ emblema della “moderna” gioielleria art déco. La famosa Exposition Internationale des arts Décoratifs et Industriels Moderns di Parigi del 1925, che diede il nome al nuovo stile staccandosi quindi dal periodo Art Nouveau. Questo stile coinvolse completamente il settore della gioielleria.

In Germania il Bauhaus, fondato nel 1919 a Weimar da Walter Gropius, promosse il ritorno, nelle arti e nell’ artigianato, a concetti basilari ed essenziali, privi di ogni ornamentazione superflua, in cui gli ideali estetici erano combinati con la funzionalità.

Il concetto di prospettiva svanisce in favore di nuovi motivi colorati, lineari semplici e contrasti cromatici come nelle opere di Matisse, Dufy e di altri fauvisti.

Il ritrovamento della tomba di Tutanchamon con molti gioielli antichi ed esotici al suo interno, ha particolarmente influenzato gli stili ed i soggetti per la gioielleria. La qualità piatta e bidimensionale e i vivaci contrasti cromatici caratteristici dell’ arte egizia si adattavano particolarmente bene agli ideali dell’ art dèco.

Il sarpesh (il tradizionale ornamento indiano per il turbante) fu pretesto per poter sfoggiare spille in modo eccentrico. La nappa indiana venne trasferito a collane e sautoirs.

L’ arte africana si rilevò un’ altra fonte d’ ispirazione. le due Expositions Coloniales di Marsiglia e Parigi (nel1922 e nel 1931) introdussero il sofisticato occhio europeo alle forme fresche e originali dell’ arte tribale. Poi sempre in questo periodo le ricerche archeologiche condotte nell’ America centrale e meridionale spostarono l’interesse sulle civiltà maya e precolombiana e la qualità geometrica dell’ arte americana centromeridionale fu anch’essa introdotta in gioielleria.

I bijoutiers-artistes favorirono grandi superfici metalliche, spesso decorate con lacche e smalti, e pietre dure quali Giada, Corallo, Onice, Cristallo di rocca e Lapislazzuli, tipici degli anni post bellici. tra le pietre sfaccettate le loro preferenze andavano ad Acquamarine, Citrini, Topazi e Ametiste. I Diamanti erano utilizzati per mettere in risalto un motivo decorativo e le pietre preziose colorate raramente comparivano nelle loro creazioni. I gioiellieri-artisti più famosi dell’ epoca furono George e Jean Fouquet, Gerard Sandoz, Raymond Templier, Jean Desprès, e Jean Dunand.

I bijoutiers-joailliers furono fortemente influenzati da Persia, Egitto e Estremo Oriente e presero in prestito da queste civiltà temi decorativi e combinazioni cromatiche. Per adattare le pietre alla varietà di nuovi ed esotici motivi realizzati con linee rigorosamente rigide geometriche, i tagliatori di gemme sperimentarono nuove forme e nuovi tagli: gemme tagliate a trapezio, semicerchio, mezzaluna, barile, triangolo e prisma.

Pietre preziose colorate di taglio calibré con la superficie bombata furono spesso usate in combinazione con Diamanti in gioielli d’ ispirazione egiziana o di disegno floreale. Il fascino dell’Oriente incoraggiò molti gioiellieri a introdurre nelle loro creazioni Rubini, Zaffiri e Smeraldi tagliati in India secondo la tradizione mogol a forma di uccelli, fiori, foglie o bacche, o copiati a Idar Oberstein.

Le Perle crescevano di popolarità ma la loro scarsità e il prezzo troppo caro spinsero un gruppo di scienziati giapponesi guidati da Mikimoto a sviluppare una tecnica che consentisse la loro coltivazione che nonostante la forte opposizione esercitata ovviamente dai mercanti di perle naturali, nel 1921 apparvero sul mercato al fianco delle pietre preziose.

Il platino era diventato il metallo par eccellenza della gioielleria, ma la sua rarità e il suo costo elevato incoraggiarono la ricerca di metalli sostitutivi meno cari. L’uso delle lacche in gioielleria è un’ altra caratteristica degli anni Venti. La lacca, presa in prestito dall’Estremo Oriente, grazie alla sua malleabilità ed elasticità presto andò a sostituire lo smalto in gioielli e objets de vertu meno costosi. I gioielli degli anni Venti, essenzialmente leggeri e semplici, favorirono cerchi, ovali, rettangoli e quadrati; solo sul finire del decennio si fecero più pesanti e massicci. Molti erano disegnati in modo tale da poter essere smembrati e indossati in modi diversi: i bandeaux e i sautoirs si dividevano in clips e bracciali, le spille si dividevano in clips, i pendenti da collana potevano essere indossati come orecchini ecc.

Negli anni ‘30 vediamo una geometria piatta, bidimensionale che prende il posto delle forme piene e sinuose. Volute, cartigli, cupole, spirali, ventagli, fiocchi , fiori e foglie stilizzate riapparvero in disegni forti e scultorei. Verso gli anni ‘40 riprende piede l’oro giallo e i gioielli che prendono la prevalenza nella moda sono spille e bracciali con un ritorno ai soggetti naturalistici.

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