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I gioielli di vetro rara dimostrazione di un’abilità artigiana millenaria.

I gioielli sono sempre stati indossati come se fossero strumenti identificativi dell’appartenenza ad un determinato segmento della società, etnico, religioso, sociale ma anche memoria, espressione di cultura e di sentimenti oltre che gusto personale.

Il gioiello si caratterizza anche per la durata nel tempo dell’effettivo utilizzo, superando la meccanica dell’evoluzione del gusto e del succedersi delle mode, gode quindi di una speranza di vita pressochè limitata. Viene conservato, trasmesso in eredità, ripreso stilisticamente, prodotto talvolta in materiali diversi. Appare sempre legato al valore della materia con cui è formato, tra questi è di particolare importanza il vetro, presente con straordinaria polivalenza funzionale in ogni tempo, nella società, a tutti i livelli.

Il vetro si propone come supporto ideale per le scelte estetiche e stilistiche con le quali si configura il gioiello. È continuativamente presente nella storia del gioiello, con una interrotta sequenza di perfezionamenti tecnici e di sperimentazioni artistiche ed artigianali come la spilla di sicurezza che diviene fibula a disco a cloisonnè posta a fermare la veste sulla spalla dell’imperatore di Bisanzio. La scoperta del vetro soffiato avvenne nel I sec. a.C.

Nel corso dei millenni e dei secoli la continua evoluzione delle tipologie del gioiello in vetro ha convissuto e tuttora convive, con la resistenza, talvolta secolare, di precedenti scelte formali e stilistiche.

Il vetro è un materiale solido, amorfo, che si ottiene dalla solidificazione di un liquido prodotto generalmente dalla fusione del diossido di silicio (SiO2), in natura si trova nella sabbia silicea e nelle pietre quarzifere e la sua temperatura di fusione è di circa 1700 gradi, ottenibile solo in forni appositamente progettati. Una tappa importante nel progresso tecnologico e nell’evoluzione dell’uomo e quindi anche dell’oreficeria, verosimilmente nata e sviluppata al pari passo con la fusione e la lavorazione dei metalli.

La pasta di vetro come la conosciamo oggi si ottiene miscelando il fondente, costituito da un composto chimico che può essere l’ossido di sodio (soda) oppure di potassio (potassa). Nell’antichità le fonti di approvvigionamento di soda e potassa erano fondamentalmente due: quella minerale derivata dal natron, reperibile nei laghi prosciugati nord-sahariani, e quella vegetale ricavata dalle ceneri di piante tra cui il faggio, la quercia, le felci e la vegetazione palustre.

La diversa composizione del fondente determina due tipi di pasta di vetro, l’identificazione delle materie prime permette di rintracciare i luoghi che hanno favorito la costruzione delle fornaci di vetro nelle loro vicinanze.

Nel corso di 4000 anni i maestri vetrai hanno elaborato una serie di tecniche che hanno caratterizzato la produzione di interi periodi storici e delle varie aree geografiche condizionando in modo importante l’economia, la società e i costumi. Le caratteristiche importanti e su cui si è sempre fatto perno per la creazione di gioielli sono due: trasparenza e brillantezza.

La capacità di ottenenre con il vetro diversi colori e forme era frutto di un’indagine chimica fatta di sperimentazione e abilità la cui considerazione era massimamente riconosciuta tanto da essere menzionata in testi sacri ed alchemico filosofici.

Il successo del vetro nei gioielli si manifesta sia in manufatti unici di eccezionale esecuzione ed elaborazione tecnica riservati all’èlite, e quindi simbolo di prestigio e stato sociale, sia in prodotti seriali commerciati su larga scala e quindi di grande popolarità e diffusione.

Nel corso del ‘900, lo studio e la critica del gioiello hanno spesso avuto difficoltà a comprendere il valore del vetro nei gioielli, era percepito come prodotto facilmente ottenibile dai moderni processi industriali, facendogli perdere gran parte del potenziale semantico.

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