I Longobardi, una scoperta in oreficeria

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I Longobardi sono sempre stati descritti come dei barbari ma un tempo “barbaro” era la definizione che si dava ad ogni popolo straniero rispetto ai romani. In effetti i Longobardi erano un popolo che nel settore dei gioielli eccellevano al pari degli aristocratici dell’Impero romano. In tutta la penisola italica si sono ritrovati reperti a dimostrarlo e di quanto la loro abilità abbia contagiato altri popoli.

Fibula, VII secolo, 7 cm, Parma, Museo nazionale di antichità

I Longobardi provenienti dalla Pannonia si sono insediati nel territorio italiano alla fine del VI secolo d.C.. Il loro essere nomadi li ha fatti entrare in contatto con molte culture che hanno arricchito il bagaglio delle loro conoscenze dando vita a uno stile molto particolare che si è manifestato in opere d’arte di una profonda sensibilità. Tra le varie espressioni artistiche quella che è più peculiare della popolazione longobarda è infatti l’oreficeria.

L’arte decorativa del periodo immediatamente precedente l’arrivo in Italia aveva prodotto oggetti in osso, avorio, ceramica e metalli con decorazioni più o meno elaborate. Alcuni di questi manufatti sono stati portati dalla Pannonia e sepolti nelle tombe della prima generazione di Longobardi.

I loro monili di sofisticata fattura originata dalla tradizione germanica, ha influenzato subito la moda del gioiello degli aristocratici romani rimasti affascinati da uno stile innovativo mai visto prima. Ma lo scambio fu reciproco poiché anche i Longobardi appresero importanti conoscenze sull’arte di produrre i gioielli da parte dei Romani.

Croce nastriforme, VII secolo, 10 cm, Verona, Museo di Castel Vecchio

Risalgono al periodo dell’insediamento italiano le crocette in lamina d’oro sbalzate, usate come applicazioni sull’abbigliamento. Negli esemplari più antichi, presentano figure di animali stilizzati ma riconoscibili, mentre in seguito sono caratterizzate da decorazioni vegetali, più complesse, intersecate da figure zoomorfe.

Durante il VII secolo, la sempre maggiore cristianizzazione dei Longobardi portò ad un uso più frequente di queste crocette rispetto le monete bratteate, anche queste di origine germanica e usate come amuleti. Nonostante questi adattamenti alcuni elementi caratteristici della loro religione pagana permangono nei loro gioielli. Molte crocette trovate a Cividale sono semplici e prive di decorazione se non i segni dei punzoni lungo i bordi. In altre, invece, i bracci sono riempiti da un intrico di linee sinuose, a volte terminanti con animali stilizzati o in tentativi di rappresentazione di figure umane. Sembra che il loro uso non arrivò al VIII secolo d.C. poiché in quel periodo il cattolicesimo si scontrò con culture ariane che ne fecero decadere l’usanza.

Croce di Agilulfo, Museo e tesoro del Duomo di Monza, Monza

Nel loro precedente stanziamento in Pannonia le donne longobarde non usavano né orecchini, né braccialetti, né anelli (se non quelle di origine germanica o romana), mentre l’uso delle collane di perle era diffuso, ma non in maniera ostentata. Giunte in Italia assunsero aspetti del costume locale e, affascinate dalla moltitudine di gioielli, iniziarono a portare anche orecchini, realizzati secondo le tecniche della metallurgia longobarda, e bracciali, alla maniera delle collane che, per lo stesso motivo, divennero molto più frequenti. Peculiarità delle collane era la “polimatericità”, potevano essere in pasta di vetro, cristallo, ambra, corallo, di perle, di ametiste e altre pietre dure, arricchite con pendagli d’oro, d’argento o di bronzo e a volte persino vecchie monetine romane forate.

La pasta di vetro era il materiale primario nei monili ed era apprezzato perché conferiva un’accentuata policromia, caratteristica fondamentale e costante della gioielleria longobarda che si ritrova anche nelle spille o negli orecchini grazie alla presenza di gemme diverse dai colori molteplici.

Non mancavano oggetti quotidiani che erano impreziositi da elaborate decorazioni come pettini in osso e spilloni per vesti o per capelli. Gli spilli avevano spesso una capocchia decorata: vi sono esempi di capocchie a forma di colomba a tutto tondo e a cestello intarsiato.

Ornamento di una sella in lamina d’oro longobarda, Roma, Museo dell’Alto Medioevo

Continuano quindi monete o anelli sigillo decorate con testine umane o lettere latine. Altre tipologie di gioielli lavorati sono orecchini, guarnizioni da fodero in lamina d’oro lavorata a giorno degli scramasax (la tipica spada longobarda, corta e dritta a un solo taglio), guarnizioni di sella, piatti di legatura e reliquiari. Questo popolo amava ostentare i gioielli e soprattutto le donne di qualsiasi classe sociale. Ricchi sono i ritrovamenti di fibule in ferro, bronzo, in argento dorato o decorate, portate a coppie: una prima coppia più piccola, a ‘S’, veniva adoperata per chiudere il mantello, mentre una seconda più grande, a staffa, era puntata su nastri che scendevano dalla cintura; a seguito dell’influenza romano-bizantina le fibule a ‘S’ furono sostituite da quelle a disco. La decorazione di questi oggetti metallici era inizialmente caratterizzata da un decorativismo sinuoso e irregolare ma abbastanza semplice, composto prevalentemente da figure di animali stilizzati. Con il passare del tempo questo stile si fece più ricco di particolari e motivi decorativi e al metallo si aggiunsero anche pietre preziose e semipreziose di vari colori, incastonate secondo le tecniche dette “chabochon”, “champlevé” e “cloisonné”.

Evangeliario di Teodolinda, 603, Monza, San Giovanni Battista, Tesoro

Ma da dove provenivano i metalli utilizzati dagli orafi longobardi? Quasi sempre, anche per i pezzi più pregiati, venivano riutilizzati metalli più antichi i quali erano fusi con varie tecniche apprese dai vari popoli con i quali erano venuti in contatto. Alcune crocette auree, ad esempio, sono state plasmate fondendo monete d’oro bizantine mentre stupefacente è la doratura ad amalgama usata per certe fibule per realizzare una doratura, ovvero mescolando limature d’oro con mercurio. Si otteneva in questo modo una pasta che veniva applicata alla superficie dell’oggetto; il mercurio veniva poi fatto evaporare riscaldando il pezzo fino a 352° e il gioiello lucidato.

Questi oggetti sono arrivati a noi soprattutto attraverso l’usanza di deporre nelle tombe i manufatti più preziosi o caratteristici appartenuti in vita alla persona. Cividale in Friuli è il luogo dove si sono pervenuti tra i corredi funebri più reperti e di ricca fattura.

Con l’invasione dei Franchi verso fine VIII secolo d.C. finisce la dominazione del popolo Longobardo nella gran parte della penisola italiana.

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