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Il portagioie della nonna nasconde dei segreti

I monili di famiglia, ereditati o dimenticati in un angolo di un cassetto o ancora barattati, in realtà raccontano una storia e portano con loro l’aria di quei tempi.

Il gioiellino ereditato dalle nonne e dalle bisnonne raramente gode di considerazione, messo in ombra da gioielli di valore, superato dai nuovi design, viene indossato solo se piace o se riveste un particolare valore affettivo. E così resta chiuso in un cassetto o finisce nel laboratorio di qualche orafo in cambio di monili più attuali.

Ma gli antiquari sanno che un gioiello non vale solo se è costituito di materiale prezioso. Importanti sono il design, il gusto, la tecnica di esecuzione cioè tutte quelle caratteristiche che lo rendono un pezzo da museo. Bisogna guardare al gioiello antico con occhi diversi e apprezzare la storia che racconta; ad esempio le grandi collane dette “chiacchiere” erano portate dalle balie per far giocare i bambini attirandoli col loro tintinnio ed erano abbinate agli orecchini pieni di sonagli che avevano la medesima finalità. Oltre a questo gli orecchini avevano uno scopo noto a tutti di amuleto protettivo.

Oppure gli orecchini d’oro ad anello portati dai marinai su un solo orecchio, questi avevano lo scopo di proteggere e tenere sani gli occhi, questi monili sono un’autentica rarità.

O ancora, in Italia le donne del sud erano solite portare grandi anelli in oro con pietre e perline e con pendenti che raffiguravano cuori, fiori, ellissi.

Non scordiamo i gioielli funerari tanto in voga in epoca vittoriana, vere e proprie parures composte da bracciale, spilla, orecchini, collana, anello e tutto ciò faceva parte del corredo di ogni sposa. In quei tempi nessuna donna poteva uscire di casa se non adeguatamente adornata in base all’occasione. Per questi gioielli venivano usati l’Onice, la tartaruga, il Corallo nero e il Giaietto.

Nel 1920-1930 andavano di moda Coralli e brillanti montati su platino e oro bianco, negli anni quaranta a causa della guerra, l’oro si accompagna molto spesso con Rubini sintetici e questa è una particolarità di quegli anni. Negli anni cinquanta i gioielli tornarono con brillanti e rubini autentici.

Un altro tratto particolare da tenere presente quando ci imbattiamo in un monile antico è quello che reca incastonata un’Acquamarina in una montatura a forma di libellula, serpe o fiore: molti esemplari di qualità li troviamo montati in gioielli che non sono in metallo prezioso e quasi sempre abbinata a marcassite. Questi gioielli sono da tenere in considerazione non solo perché al giorno d’oggi l’Acquamarina è la pietra che viene commercializzata più sintetica che naturale ma anche perché un gioiello di questo tipo appartenente molto spesso al 1800 era ritenuto come la bigiotteria al giorno d’oggi.

Volete che non parliamo anche del Corallo? La particolarità dei gioielli antichi in Corallo è la lavorazione rigorosamente a mano che li rende estremamente pregiati, sfaccettature, cammei, composizione con fiori, tutto scolpito a mano; al giorno d’oggi viene fatto con apposite macchine per la lavorazione del Corallo quindi potete immaginare l’immenso valore che potrebbe avere un gioiello antico di questa portata che oltretutto è raro trovare.

Altri oggetti di uso quotidiano che hanno un pregio antico sono le catene da orologio intrecciate e lavorate a mano, gli spilloni per cappelli delle signore e le fibbie delle scarpe, spille per fermare le mantelline, in particolare le figurine in voga nell’Ottocento che rappresentano golf, tennis, silhouettes dei cavalli, cani che si reperiscono abbastanza facilmente ancora in commercio.

Una particolare lega usata nel Novecento era quella composta da zinco e rame, usata per bijoux da poco prezzo ma pregiata per la capacità di non ossidare.

Insomma, se anche voi avete in un angolino del cassetto dei gioielli appartenuti alla nonna andate subito a vedere cosa possedete veramente, potreste scoprire di avere un pezzo di storia inestimabile!

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