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Intervista alla bottega Rialto 79

Siamo a Venezia il paese del Carnevale, dei film romantici anni ‘70, del turismo e dell’arte.

A Venezia, un tempo, le associazioni di mestiere erano chiamate ‘Schole’. Anche gli orafi ebbero dunque una propria scuola. L’ Arte dei Oresi ovvero degli orafi, era al principio governata da quattro decani, scelti fra i confratelli piu’ capaci; gli orafi veneziani, a differenza di quelli delle altre città, i quali avevano come patrono Sant’ Eligio, elessero a proprio patrono Sant’Antonio Abate. In quell’ epoca le botteghe degli orefici erano situate per lo più nelle due Rughe di Rialto.

Nella Ruga Maggiore di Rialto c’è la Chiesa di San Giacomo a Rialto, al cui interno troviamo gli altari dedicati ai vari mestieri compreso quello degli orefici per propiziare il commercio. Qui, in mezzo ai vari banchetti di souvenirs, troviamo un negozio che spicca e che fa parte dell’area della Chiesa di San Giacomo di Rialto, il negozio Rialto 79 con magnifiche vetrate che espongono particolari meraviglie in vetro di Murano che si distinguono dai classici gioielli venduti in serie. All’interno ci accoglie la signora Luisa col figlio Dario. Già mi aveva colpito la particolarità dei gioielli esposti ma la sua accoglienza e la passione coinvolgente nel raccontare delle perle veneziane e dell’artigianato che contraddistingue il suo lavoro, fa venir voglia di rimanere ore ad ascoltarla e non andarsene più.

Siamo a Ruga degli Oresi 79, anche la via dov’è posizionata la dice lunga.

Dario ci racconta che tutto è cominciato nel 1986, quando decisero di aprire una piccola azienda a conduzione familiare di gioielli in vetro di Murano.  A secolari tecniche di tradizione artigiana veneziana hanno aggiunto la loro creatività artistica nel produrre parure di gioielli unici e irripetibili, a volte convertite in chiave moderna per adattarsi ai tempi e ai gusti dei giorni d’oggi.

Le perle in vetro dell’isola di Murano a Venezia sono conosciute in tutto il mondo per la sua originalità ma soprattutto perché sono un artigianato legato solo a Venezia. Un particolare che pochi sanno, è che ogni artigiano mette del suo per distinguersi ed infatti viene ritenuta un’opera d’arte veneziana. Poco distante dal negozietto la Signora Luisa ci porta a visitare il laboratorio dove il figlio maggiore Matteo, è meticolosamente intento a produrre le perle che poi verranno vendute a turisti di gusti sopraffini. In questo laboratorio avviene la creazione delle perle usando varie tecniche tradizionali centenarie come il vetro soffiato e il vetro a lume, il vetro sommerso arricchite con foglie oro, argento, avventurina (che non si tratta di pietra Avventurina ma poi lo riprendiamo), i puntinati. Come materiali c’è stata un’evoluzione, oltre ad usare elementi più sicuri rispetto al passato, un tempo la perla si sagomava su bacchette di acciaio rivestite di una pasta distaccante sulla quale veniva creata la perla e poi sfilata, ora si usano bacchette vuote di rame, molto resistente al fuoco, che poi, una volta creata la perla, viene immersa nell’acido nitrico, il rame si consuma e resta la perla più trasparente e lucida col suo foro pulito e perfetto. Delle varie forme si può dire che si adeguano in parte ai gusti moderni e poi si passa al montaggio di collane, orecchini, bracciali che verranno esposti nel negozio ai piedi di Rialto.

Impiralesse

Nel passato le infilature delle perle erano ad opera delle impiralesse, donne, madri che si mettevano fuori dall’uscio di casa e con un vassoio colmo di perle immergevano l’ago e tiravano su le perle che si infilavano, tutto questo controllando i figli che giocavano davanti a loro.

Matteo ci mostra con pazienza la particolarità di alcune perle che ora non si creano più, le fabbriche di conteria non esistono neanche più. Sono rimasta estasiata nel vedere queste antichissime minuscole perline di un millimetro, forate a regola d’arte che sono chiamate polvere e ci spiega che una volta si forgiava un blocco di vetro colorato con una bolla di aria all’interno, questo blocco veniva tirato in un filo sottilissimo e la bolla si tirava fino a creare un tubicino sottile un millimetro che veniva poi tagliato in minuscole perline già forate grazie alla bolla d’aria che era rimasta tirata all’interno e che percorreva tutto il tubicino. Ora queste perle sono talmente delicate che si rompono facilmente. La colorazione delle perle di vetro viene data al vetro di base aggiungendo i vari ossidi che danno le varie cromature di colore, questi ossidi sono ancora le ricette tradizionali di colorazione usate da centinaia di anni. Ci viene spiegato che ogni orese si specializza in alcune tecniche di nicchia poiché le tecniche dal passato sono davvero tante.

Le perle di vetro hanno varie resistenze, una perla di vetro soffiato è più delicata rispetto una perla sempre di vetro ma piena. Poi un’altra differenza rispetto al secolo scorso è l’infilatura in filo di acciaio anziché di cotone per evitare che la filettatura del foro della perla lo rosicchi.

Polvere

Le opere, perché di opere artistiche si tratta, rimangono immutate nel tempo. I suoi materiali sono di una qualità su cui non si discute ed è anche questa un aspetto del lavoro di questa Bottega da non sottovalutare. Tutte le loro creazioni sono fatte per durare nel tempo. Mentre continuiamo con la nostra intervista andate a vedere le proposte di Rialto 79 proprio qui ma io vi consiglio di andare a trovarli per toccare con mano e farvi coinvolgere dai loro.

La Signora Luisa ci mostra delle perle a Rosetta, ci spiega una tecnica del 1600 che noi abbiamo già visto in un mio passato articolo. È una tecnica riportata nel vetro tradizionale di centinaia di anni fa creato con l’oro, con l’avventurina, difficilissimo da fare perché è fatto interamente a mano, filato, e poi il Pestaccio, perla colorato che sembra avere dei riporti frantumati metallizzati all’interno. Poi abbiamo la perla Rigattino con tante righe colorate verticali ed anche qua la nostra attenzione viene catturata dalla lavorazione micro perché queste perle vengono fatte si grandi ma anche piccole piccole. Anche queste perle sono state tirate a mano e gli esemplari risalgono ai primi del 1900.

Righettino

Molti materiali usati sono di fattura anni ‘50 quindi non è raro acquistare un gioiello unico nel suo genere. Perle dei primi novecento che fanno parte dei commerci che avvenivano con l’Africa ancora infilate in fili di cotonaccio tipici dei tempi pronte per essere spedite, si pensi che queste perle Venezia le commerciava nel Mediterraneo fin dal ‘500. Queste perle si chiamano proprio Africa. E poi abbiamo le Chevron Rosetta, delle perle di cui abbiamo già parlato, opache, satinate a più strati, a mosaico che non si producono più dal 1950 e che vediamo nel laboratorio ancora imballate pronte per essere spedite. Le colorazioni esportate erano prevalentemente accese ma non mancano le colorazioni panna con le motivazioni floreali che andavano tanto di moda.

L’Avventurina è una tecnica veneziana che è stata inventata a Murano nel 1620. Si tratta di una pasta traslucida cristallina in cui sono state immerse pagliuzze di cristalli di rame o ossidi metallici brillanti che ricordano la pietra dell’Avventurina, risulta un luccichio rosso bruno con riflessi dorati. In pratica al termine della fusione viene aggiunta a più riprese una determinata quantità di battitura di ferro, silicio metallico o carbone. Il rame metallico inizia a precipitare, ed al termine di alcune ore di raffreddamento questo si separa completamente dal vetro di base, disperdendosi in modo omogeneo in minutissimi cristalli, che nei casi migliori raggiungere il millimetro di dimensione.

Nel laboratorio si vedono anche oggetto di arredamento come vasi e piatti o come uno splendido comò in legno decorato con vetro di Murano in filigrana.

Torniamo alla Bottega, qui potete trovare orecchini, collane e bracciali che uniscono maestria e tradizione in molti gioielli irripetibili e unici che potete trovare nel negozio perle di qualità, antiche con il valore aggiunto di perle ora difficilmente reperibili come le Vaccari e le Fiorato. Dario ci fa notare come sia un mestiere dove non si finisce mai di imparate e che bisogna sempre trovare fantasie accattivanti per restare all’avanguardia.

Un ringraziamento alla mia cara amica Daniela che mi ha dato un sostanziale supporto fotografico.

Questo articolo ha un commento

  1. Alice

    Questa intervista è fatta a dovere e raccontata nei minimi dettagli, complimenti si sente la passione e la devozione per la ricerca!

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