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L’Orafo della corte faraonica di Thutmose IV, padre di Amenophis III

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Nelle corti faraoniche la figura del Faraone veniva deificata con un cerimoniale fastoso, questo implicava largo uso d’oro, gemme e materiali preziosi.

L’oro era un metallo tenuto in larga considerazione, rappresentava gli dei poiché materiale incorruttibile, inossidabile e lucente. Seppur gli antichi orafi egiziani si specializzarono nelle varie tecniche della lavorazione dell’oro (filigrana, laminatura, sbalzo), ciò che è rimasto nella memoria della storia dei gioielli egiziani è soprattutto la loro policromia, ottenuta attraverso l’inserzione di pietre dure, prevalentemente Corniola e Lapislazzuli.

Il gioiello ha un forte legame con la divinità, un collegamento con la dimensione del non visibile quindi indossarli non hanno scopo meramente decorativo ma propriamente protettivo e propiziatorio, erano una serie di Amuleti e Talismani.

Potete quindi immaginare l’importanza di investire il ruolo di orafo di Amon, quale è stato il nostro personaggio di oggi, che doveva forgiare gioielli ispirato da divine intuizioni. Amenemhat non solo investiva un posto di estrema importanza ma addirittura presso il Faraone Thutmose III, passato alla storia come il Napoleone dell’Antico Egitto, la mia personale considerazione è che quei gioielli erano estremamente ispirati da forze divine!

Quindi siamo a Luxor nella necropoli di Tebe la famosa Valle dei Re. Luxor è la vecchia Tebe e tremila anni fa circa durante la XVIII dinastia, al servizio del Faraone Thutmose III c’era l’orafo Amenemhat.

Nel 2017 una spedizione archeologica guidata da Mostafa Waziri scopre, nella grande necropoli, la tomba di quello che era l’orafo per il dio Amon (Kampp150). Siamo sulla riva occidentale del Nilo. L’esterno della necropoli mostra una serie di aperture scavate nella roccia, questa è un’area immensa dove troviamo molti templi e sepolture antiche e addentrandosi nella tomba che ci interessa dobbiamo scendere sotto terra di 8 metri per poi percorrere un tunnel basso che conduce ad un muro. Questo muro è stato aperto e ha rivelato le meraviglie che ha celato per più di tremila anni.

All’interno si sono trovati tutti gli oggetti così come sono stati sepolti millenni fa oltre che le mummie dell’orafo, di sua moglie e dei suoi due figli.

La ricchezza di oggetti lascia senza fiato. Oltre ad un sarcofago riccamente decorato con incisioni e colori sgargianti troviamo una maschera d’oro ben sagomata e ceramiche riccamente ornate, maschere in legno, 150 figurine ushabti scolpite in faience, legno, argilla cioè piccole statuine per rispondere alle domande del defunto nell’aldilà, oggetti di uso quotidiano, vasi, viveri e molte ossa.

Poco più in là un altro muro, passato il quale rivela un altro deposito di 22 mummie, sarcofagi, vasi e meraviglie tutte da analizzare per scoprire sempre più del mondo antico egiziano, per ora si sa che appartengono alla XXI/XXII dinastia.

Non si tratta di zone aperte al pubblico poiché impervie e ancora tutte da scoprire perché sembrano esserci oggetti che riportano ad altri funzionari di corte le cui tombe/mummie devono ancora essere ritrovate ma che dovrebbero essere lì dietro un muro non ancora aperto.

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