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L’Oro, il metallo per eccellenza nei gioielli

Aurum dal latino e significa brillante ed in effetti è un metallo che non perde brillantezza nonostante il passare dei secoli, questo perché è un metallo stabile che non si lega con l’ossigeno.

I gioielli sono fatti di molti materiali ma quelli in oro sin dall’antichità, hanno sempre avuto un ruolo di prestigio.

L’oro, numero atomico 79, si trova puro in natura: nelle miniere inglobato nelle rocce, nei depositi alluvionali e sotto forma di pepite. È il materiale più duttile presente in natura.

Tra le nazioni è usato come garanzia negli scambi, è sempre stato associato al simbolo di potere.

Il suo punto di fusione è 1064 C° ed è un ottimo conduttore di calore e di elettricità e per questo lo si usa in molti settori. In primis nel mondo industriale e dell’elettronica, pensate che nel computer classico o nei cellulari ce ne può essere fino a 6 gr, sotto forma di connettori. In seconda specie viene usato in ambito medico fin da tempi passati sotto forma di colloide, infatti l’oro colloidale viene usato ancora oggi per le sue proprietà di riequilibra le funzioni fisiologiche dell’organismo, energizzare il corpo e combattere lo stress degenerativo, promuovendo la salute e il benessere dell’organismo in termini generali anche psichici infatti è un ottimo antidepressivo. Poi ancora viene utilizzato nelle otturazioni in ambito dentistico come lega proprio per la sua capacità di non ossidare e di durare a lungo. In gioielleria viene usato per creare monili decorativi e monete, essendo molto duttile si mischia ad altri metalli (rame-argento) in base anche alle tecniche di lavorazioni utilizzate. Esistono sei leghe usate in oreficeria:

  • L’oro verdognolo è composto al 75% d’oro, al 12,5% d’argento e al 12,5% di rame.
  • L’oro giallo è composto al 75% d’oro, al 13-18% da rame e al 12-7% d’argento.
  • L’oro rosa è normalmente composto dal 75% d’oro, al 18,5-20% da rame e al 6,5-5% d’argento.
  • L’oro rosso è composto al 75% d’oro, al 20,5% di rame e al 4,5% d’argento.
  • L’oro blu è una lega di oro e di ferro. Un trattamento termico ossida gli atomi di ferro sulla superficie dell’oro, e gli dona la colorazione azzurra.
  • L’oro bianco da gioielleria è composto al 75% da oro, e al 25% da nichel, argento o palladio. Bisogna notare che il termine “oro bianco” è spesso utilizzato per designare l’oro grigio in bigiotteria. Con la rodiatura, l’oro bianco è ricoperto da un fine strato di rodio, che sparisce per usura, con il tempo, ridando un colore giallo all’oro. È una lega inventata dopo la prima guerra mondiale.

La misura della purezza dell’oro è espressa in Carati.

Il termine carato si riferisce anche ad un sistema di misurazione delle pietre preziose. Un carato equivale a 0,20 grammi. Questo uso ha origini antiche, derivando il peso dal seme di carruba che è costante in tutto il mondo.

In questo sistema di misura, la purezza si misura in 24 parti ovvero l’oro puro ha 24 su 24 parti di oro ed è chiamato 24k. Una lega che contiene il 75% di oro è detta 18k (lega maggiormente diffusa nella gioielleria italiana).

La finezza del oro può essere espressa anche in parti per migliaia e questo è il sistema internazionale usato in molte nazioni. Così l’oro puro è 1.000 mentre quello a 18k è 750.

Tutti i gioielli preziosi “dovrebbero” avere un marchio di identificazione della qualità del metallo con cui è fatto il gioiello e poi la targa, una serie di numeri e lettere, esempio “12AB44” che identifica il produttore del gioiello.
La targa e il marchio 750, o gli altri marchi che identificano la qualità dell’oro, come 18kt, 14kt, 585 ecc

In natura si trova ovunque e ci sono varie forme di estrazione. La più usata e la più antica è la cosiddetta panning, come si vede anche nei film, con una padella si passa al setaccio l’oro alluvionale che per il suo peso specifico alto si deposita sui fondali di corsi d’acqua. Nonostante sia ancora largamente usata questa tecnica ha sempre portato a scarsi risultati. La seconda tecnica più usata è l’estrazione dalle miniere o da cave dove, spaccando la roccia, si va alla ricerca della “vena d’oro” per poi seguire il filone ed estrarre più oro possibile tra le incrostazioni delle rocce. Poi ci sono tutte quelle tecniche che per granulometria separano l’oro dalla roccia, la raccolta e l’assemblamento di tutte le pagliuzze estratte e poi quelle di raffinazione.

Ma chi sono a livello mondiale i più grandi estrattori d’oro? Parliamo di estrazione di oro non di riserve auree:

1° posto la Cina con 430 tonnellate d’oro estratte in un anno

2° posto l’Australia con 289 tonnellate d’oro estratte in un anno

3° posto la Russia con 270 tonnellate d’oro estratte in un anno

Niente male vero? Pensate poi che la Cina oltre ad essere al primo posto come estrazione è anche al primo posto tra i consumatori d’oro.

Dove si trovano le più grandi quantità d’oro nel mondo?

Ebbene…negli oceani! Si proprio negli oceani si stimano 22 mln di tonnellate d’oro ancora da portare alla luce e tutto questo perché non hanno ancora trovato dei mezzi a bassi costi per poter estrarlo rimanendo dentro i valori di mercato dell’oro come materia finale.

Dove viene usato l’oro?

49% in orologeria e gioielleria

29% usato in investimenti in cavò, banche, fondi monetari nazionali

15% viene acquistato dalle banche centrali come quella europea, americana, eccessiva

7% utilizzato nei dispositivi tecnologici

E adesso parliamo dell’altra faccia dell’oro! Infatti c’è un aspetto legato all’estrazione dell’oro e alla sua raffinazione che non è per nulla piacevole.

La Svizzera è il Paese che detiene il magazzino aurifero mondiale, raffina il 50-60% di tutto l’oro estratto e dopo la Cina è il maggior esportatore.

Rispetto all’estrazione, la raffinazione è più complicata e delicata perché si lavora con sostanze chimiche e pericolose ma c’è anche il tracciamento che è legato a problemi ambientali e diritti umani calpestati:

  • spesso per l’estrazione, che necessita di ampi territori, vengono distrutte icone ambientali che preesistono come ad esempio in Brasile dove si sono spianati 14 mila campi da calcio di foresta pluviale, per costruire nuove miniere.
  • L’estrazione e la raffinazioni comportano l’utilizzo di sostanze come mercurio e cianuro che non vengono utilizzate con le dovute precauzioni e troppo spesso queste sostanze tossiche finiscono nelle falde acquifere e nel terreno.
  • Sempre nell’estrazione viene consumata eccessivamente l’acqua che viene contaminata di sostanze tossiche.
  • Il quantitativo di energia elettrica utilizzata produce un enorme quantitativo di anidride carbonica nell’aria questo perché raramente proviene da fonti rinnovabili.
  • Il WWF ha segnalato gravi problemi a livello dei diritti umani in ambito lavorativo come irregolarità nel rispetto dei diritti dei lavoratori, sfruttamento del lavoro minorile ma ancor più grave, lo spostamento di intere popolazioni dai loro territori per avere più terre dove costruire nuove miniere.

Infine si deve porre attenzione al momento dell’acquisto di un gioiello, a due semplici marchi che, per legge, devono essere presenti su ogni oggetto di oreficeria.
Uno è il “marchio d’identificazione”, ci dice chi è il fabbricante: un poligono al cui interno troviamo una stella a cinque punte con un numero ed una sigla di provincia.
L’altro è il “titolo” che ci dice di che metallo si tratta e in che proporzione è contenuto.

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