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Micromosaico: l’arte nell’arte, da souvenir a opera museale, indossare l’arte!

Mosaici nei gioielli? Assolutamente sì, mini opere d’arte che si possono sfoggiare come le dame di un tempo, raffinate ed eleganti per distinguersi in ogni momento.

Artigianato a mano nato nella Roma pontificia a metà del 1700 prese presto piede nelle città più in vista d’Italia come Venezia e Firenze.

Microscopiche tessere di vetro, a volte anche più piccole di un millimetro, incastonate a mano ad una ad una per formare paesaggi o soggetti floreali. Ogni gioiello è unico e irriproducibile, insomma come vi dicevo delle vere opere d’arte colorate e quasi tridimensionali.

Inizialmente si usavano panetti di smalto frantumati e sagomati per avere le forme necessarie ma con lo sviluppo della lavorazione della pasta vitrea in filatura si riuscirono a produrre tesserine infinitamente più piccole per opere più minute. La differenza sostanziale tra la lavorazione veneziana con pasta vitrea e quella romana nata successivamente con una pasta smaltata opaca è un metro per distinguere l’origine del gioiello in micromosaico.

Ma non finisce qui! La tecnica è stata arricchita dall’invenzione dei “malmischiati” che mischiava vari toni di colore per dare più varietà alla tessera.

La classe nobile fu subito colpita da questa nuova forma d’arte e l’uso di questi preziosi fece velocemente il giro dell’Europa antica e della Russia.

Il mosaico, nato come decorazione, ebbe uno straordinario sviluppo dall’età romanico – bizantina al XII secolo per poi cedere il posto all’affresco.

La tecnica evoluta nel micromosaico ha permesso di decorare soprammobili, gioielli, pettini, cofanetti, calamai, bottoni, piani dei tavolini.

Questa tecnica quindi era un’alternativa agli intarsi in legno, in avorio e in pietre dure.

Inizialmente venivano venduti come souvenirs a Roma ed ebbe un enorme successo. La prima bottega nacque nel 1775 vicino a piazza di Spagna poi seguita da un’altra ventina alla fine del 1900.

Grazie alla rivalutazione delle arti meccaniche nel settecento viene considerata arte e il mosaicista un artista.

Per i micromosaici destinati alla gioielleria si usa una placca di vetro opalino con il bordo smussato.

I soggetti tipici di questo secolo sono le rovine romane, scene mitologiche e religiose, riproduzioni di antichi mosaici, animali, paesaggi, scene della Divina Commediae dei Promessi Sposi.

A fine ottocento i micromosaici si producono anche a Venezia, nello specifico a Murano.

“l’arte dei vetrai non deve avere altro recinto ove poter esercitarsi che la sola Isola di Murano, in cui è stata da Venezia già da vari secoli trasportata, e dove, prossima da per tutta a sé stassa, e senza dispersioni di Maestranze né di fornaci, può più facilmente essere custodita e osservata.”

Le Millefiori…una tecnica dei Maestri Vetrai di Murano che dal Medioevo tramandano un’arte che caratterizza un popolo e un’anima. Piccoli filamenti di vetro organizzati in minuscoli disegni prestabiliti e fissati con mano sapiente per realizzare meravigliose opere geometriche che esaltano la bellezza decorativa di un’arte distintiva che porta con sé storia, cultura, valori.

Le murrine millefiori creano una base e un segno distintivo per ciò che poi viene portato avanti come micromosaico ma che poi ritorna all’origine portando la murrina allo stato grezzo completata con la Molatura e la Lucidatura. Infine ecco creata la Murrina Veneziana, un piccolo gioiello Mosaico.

A Firenze la bigioteteria passa un po’ in secondo piano poiché quello che prende grande rilievo è la decorazione di arredamento con micromosaico, piani dei tavoli, quadri fino ad oggetti di uso quotidiano, tutto decorato con micromosaico di fibra vitrea…arte pura arte!

Il micromosaico fiorentino, un nome, una firma di qualità, storia e pura emozione! Artigiani d’arte, la definizione giusta per sottolineare non solo il lato creativo di questi artigiani sia per definire una vita spesa a creare con le mani o creare tecniche e motivi accattivanti che attirasse l’attenzione verso un’arte che non ha eguali…non in Europa, non in Egitto, India, dite un Paese a caso…non ha eguali! Italia, un Paese di creatori dove tecnica, fantasia e decisamente Buongusto crea le opere sulle quali poggiano mode, influencer e il commercio di meraviglie che solo qui possono avere origine.

Non solo vetro ma marmi, metalli, pietre preziose…un’altre senza vincoli e senza limiti che usa tutto ciò che ha a disposizione…è questo! Tutto ciò che si ha a disposizione per creare opere che alla vista si desiderano come un pezzo di puzzle mancante nelle nostre esistenze.

“Sono le pietre con i loro colori e sfumature a scegliere il soggetto da rappresentare, l’artista deve solo saperlo cogliere”, ciò che dicono i maestri in una bottega di Firenze, hanno colto, vivendolo sulla loro pelle, ciò che vuol dire vivere l’arte o meglio fare di una vita il mezzo per accrescere l’arte.

Dopo le botteghe romane e veneziane si diffureso anche a Napoli, Milano, Leningrado, Parigi. A Milano Giacomo Raffaelli opera per creare veri e propri capolavori tra cui gli oggetti di arredo ora esposti all’Ermitage o al Los Angeles Country Museum of Art.

Verso fine 1800 troviamo una produzione di micromosaici più grossolana. Questo è stato causato da una crescente richiesta la quale pretendeva una maggiore produzione in poco tempo e dai costi della manodopera che salivano. Troviamo dunque un altro particolare di questa lavorazione che ci permette di datare con più precisione il monile, i più quotati sono quelli della prima metà dell’800 poichè più minuziosi e particolareggiati, senza pecca anche al severo giudizio di una lente di ingrandimento, considerando che sono stati realizzati anche per soddisfare il gusto sottile dell’osservazione ravvicinata.

Diamo uno sguardo al gioiello con micromosaico indossato nell’epoca vittoriana, la Bel E’poque portò in Europa un periodo di pace e prosperità. Il Grand Tour, nobili inglesi o benestanti che passavano mesi o anni alla scoperta delle meraviglie di tutta Europa e un grande interesse per tutto ciò che portava cultura e bellezza nelle loro esperienze. Potete capire come l’Italia avesse molto da offrire in questo senso e così souvenirs e gioielli tipici italiani aumentarono la loro fama in tutto il mondo. I maestri si esibivano in dimostrazione di tecnica e l’inglese affascinato portò in patria per poter riprodurre ma mai come l’originale. Molti gioielli dell’epoca tra micromosaici e cammei furono acquistati e portati all’estero, non c’era famiglia benestante la cui padrona di casa non portasse almeno un monile in micromosaico raffiguranti il Capidoglio o il Colosseo o un ritratto. Uno dei soggetti più raffigurati sono le colombe di Plinio, riproduzione dell’omonimo mosaico romano tornato alla luce a Tivoli tra le rovine di villa Adriana.

Nel micromosaico, dovunque sia stato lavorato, persiste una costante, più è elaborato il soggetto e più in gioiello prende valore. Una gamma strabiliante di sfumature viene elaborata e scrupolosamente elencata: un documento vaticano parla di 15.300 tonalità.

In Italia oggi sono delle vere e proprie rarità: i negozianti specializzati in gioie d’epoca si affrettano ad assicurarseli per la propria collezione privata, chi li ha ricevuti dalla bisnonna li conserva gelosamente tra i gioielli di famiglia.

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