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Storia, antichità, mistero, gli antichi gioielli egiziani

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I misteri della culture egiziana affascina sotto molti aspetti: le tradizioni, i rituali magici e religiosi, i commerci, l’organizzazione quotidiana sono tutte notizie che ci pervengono dai ritrovamenti archeologici delle tombe dove ritroviamo storie affrescate sui muri, oggetti quotidiani e magnifici gioielli, non solo funerari, che riportano ai nostri giorni i resti di una civiltà estremamente evoluta e le sofisticate tecniche di oreficeria.

Nel XIX secolo d.C. furono organizzate diverse ricerche archeologiche in Egitto ma a dare il via alle famose storie come quelle di Aladino e di Alì Babà fu la prima scoperta delle ricchezze raccolte nelle tombe di Egitto. Le ricchezze trovate all’interno delle tombe dei faraoni furono un incentivo irresistibile per la povera gente e gli avidi di denaro.

I primi furti nella storia egiziana di cui si hanno testimonianza scritta risalgono al 1124 a.C. i cui tesori non sono mai pervenuti a noi perchè sottoposti a fusione.

Di tutti i gioielli ritrovati sebbene con rigore scientifico ben pochi sono giunti a noi intatti, fanno eccezione quelli scoperti nella tomba di Tutankhamon.

Da notare che molte tombe studiate sembra fossero state saccheggiate già nei tempi antichi e successivamente risistemate probabilmente con ornamenti non più originali. La tomba più ricca che portò a noi enormi quantità di gioielli antichi rimane quella di Tutankhamon. È grazie a questi gioielli che ci è pervenuta la prova della bravura degli orefici egiziani: una impareggiabile tecnica degli smalti policromi dove venivano impiegati frammenti di pietra o vetro fra tramezze d’oro per comporre sontuosi disegni floreali o animali simile al mosaico. Un esempio è lo spettacolare pettorale del re faraone Tutankhamon che ha la forma di un avvoltoio (simboleggia ka, l’anima) molti altri pettorali sono stati rinvenuti a forma rettangolare che simboleggiano un tempio. Oltre alle pietre preziose sono state rinvenute molte collane elaborate fatte in ceramica, una mistura di sabbia e calce coperta da una vernice a fuoco alcalina che veniva generalmente colorata in verde o azzurro. Si usava lo stesso materiale per molti pendenti ma altrettanti erano adornati di pietre dure come Agata, Ametista, Lapislazzulo, Corniola e Amazzonite.

In comune tutte le tombe avevano soggetti comuni con specifica simbologia:

  • il djed, la colonna con quattro barre che simboleggiava la forza e la pazienza;
  • lo udjat, l’occhio di Horus, talismano contro ogni sorta di male;
  • lo sparviero, che simboleggiava Horus stesso;
  • l’ibis, o il babbuino, rappresentazione di Thot, il dio della sapienza.

Ma non dimentichiamoci dello scarabeo, importantissimo perché nel retro aveva inciso il sigillo di chi era appartenuto e questo è stato utilissimo per capire la datazione del nome del Faraone. Lo Scarabeus Sace era un umile e paziente animaletto che per gli egiziani simboleggiava l’ eternità dell’anima e del dio del disco solare del mattino, Kheper. Gli scarabei erano maggiormente montati su anelli, all’estremità della pietra c’erano due fori in cui in cui passava l’anello di metallo per poi arrotolare ai lati opposti le estremità del filo di metallo.

Molti ritrovamenti fatti da privati non sono mai stati denunciati alle autorità cosicchè molti meravigliosi gioielli sono finiti a far parte di collezioni straniere perdendo importanti informazioni circa le circostanze del loro ritrovamento.

Purtroppo tutte queste omissioni, saccheggiamenti e furti hanno compromesso la raccolta di informazioni tanto che sono stati raccolti sufficienti gioielli del Medio e del Nuovo Impero ma ben rari gli esemplari risalenti all’Antico Impero e della Dinastia di Seti composti prevalentemente da gioielli funerari.

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