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Un anello islamico trovato in una tomba vichinga

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I gioielli hanno accompagnato l’uomo lungo la sua storia lunga millenni e non di rado è proprio grazie a questi ornamenti che si è riusciti a riscrivere pezzi di storia. Anche in questo caso la storia viene riscritta grazie al ritrovamento di un antico anello.

Sull’isola svedese di Björkö molto importante per il commercio in epoca vichinga, alla fine del XIX secolo, l’archeologo Hjalmar Stolpe che spese diversi anni a scavare i cimiteri vicino a Birka, città, fece una scoperta che apre una porta significativa nella storia del commercio tra vichinghi e islamici. Birka in antichità era importante centro per il commercio ed ora è un sito archeologico vichingo protetto dall’UNESCO dal 1993.

La tomba ritrovata risale al IX secolo e appartiene ad una donna- guerriera che aveva tra i monili sepolti seco, monete afgane e un anello d’argento con incastonata una pietra color porpora che apporta un’incisione.

La particolarità di questo anello è l’iscrizione araba (scritta in cufico, VIII e X secolo) che costituisce un’evidente contatto commerciale tra vichinghi e i popoli islamici.

Esaminato dai i ricercatori nel 2015, coordinati da biofisico dell’Università di Stoccolma Sebastian Wärmländer, scopriamo che quello che sembra un anello in argento con incastonata un’Ametista in realtà è composto da una lega d’argento e vetro colorato e l’iscrizione significherebbe “per Allah”. A quanto pare l’anello, se paragonato all’usura delle monete trovate nella stessa tomba, risulterebbe per nulla usurato poiché si vedono ancora le tracce di limatura di chi lo ha forgiato.

I vichinghi sono un popolo che ha viaggiato in lungo e in largo questo pianeta tra il IX e il XI secolo, prima ancora di altri popoli. Cinque secoli prima di Colombo si ritiene che Leif Eriksson, figlio di Erik il Rosso, abbia condotto la prima spedizione europea in America. Molte sono le fonti scritte che suggeriscono un contatto dei vichinghi col mondo islamico fin da 3400 anni fa, venivano riportati negli scritti come i giganti o i dragoni, sembra abbiano viaggiato fino a Costantinopoli e persino fino a Baghdad. Tuttavia pochi sono i ritrovamenti materiali di questi scambi commerciali. In effetti questo anello con iscrizione araba è il primo in assoluto trovato in un sito archeologico vichingo.

Lo studio decennale sulle tombe di guerrieri vichinghi e delle loro donne ha portato al ritrovamento di vestiti, manufatti e quant’altro decorati in modo diverso dal conosciuto tradizionale del popolo vichingo.

Da un’altra ricerca attigua a scoprire le iscrizioni è stata l’archeologa Annika Larsson, nello specifico si accorse che le decorazioni tessute in seta e argento altro non erano che iscrizioni arabe-cufiche che riportavano scritte musulmane. La dottoressa Larsson riporta che le piccole iscrizioni alte un centimetro e mezzo, sono diverse dai segni o simboli finora trovati nei sepolcri vichinghi ed invece più simili a disegni, pitture e decorazioni dell’epoca dei Mori in Spagna.

Conosciuti in Europa Occidentale come predatori e saccheggiatori, per i primi popoli islamici sembra siano stati mercanti e commercianti, bramosi di argento, scambiavano miele e pellicce in cambio del prezioso metallo.

Bisogna considerare che gli abitanti di Medio Oriente e Nord Africa hanno cominciato a produrre vetro già 9000 anni fa e per l’antica Scandinavia e fino al Medioevo questo era considerato un materiale esotico di pregio.

La salma dell’anello di Birka non si è ancora riusciti a capire di che etnia fosse ma l’esame del Dna di altre salme rinvenute erano originarie della Persia.

Per chi fosse interessato, l’anello ora è sito nel Museo di Storia Svedese a Stoccolma.

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